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Pescara, 22/04/2026
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Data: 15/12/2009
Testata giornalistica: Il Centro
D'Alfonso un anno dopo verso il processo. Il 15 dicembre 2008 l'arresto dell'ex sindaco: il 22 il gup deciderà se rinviarlo a giudizio

PESCARA. Sono le 22.30 del 15 dicembre 2008. Le urne hanno appena decretato la vittoria del centrodestra di Gianni Chiodi, quando Luciano D'Alfonso viene arrestato: nella sua casa di Pescara, il capo della squadra Mobile Nicola Zupo e il dirigente della Polizia postale Pasquale Sorgonà gli consegnano il provvedimento firmato dal gip Luca De Ninis su richiesta del pm Gennaro Varone. Un anno dopo, l'ex sindaco si prepara ad affrontare l'udienza preliminare.
Quel 15 dicembre si conclude nel modo più traumatico il secondo mandato del sindaco che è stato eletto nella primavera precedente al primo turno, per una manciata di voti, nella competizione con Luigi Albore Mascia, destinato a diventare, pochi mesi dopo, il suo successore. Per la politica abruzzese, è un nuovo terremoto dopo che, il 14 luglio, un ciclone giudiziario ha cancellato la giunta regionale guidata da Ottaviano Del Turco. Due amministrazioni di centrosinistra vengono decapitate una dopo l'altra dal medesimo cappio: l'accusa di tangenti in cambio di favori a imprenditori amici.
Con l'arresto, si chiude il cerchio che la procura di Pescara ha cominciato a tracciare il 13 maggio 2008, quando il braccio destro di D'Alfonso, Guido Dezio, viene arrestato con l'accusa di concussione e tentata concussione: sono passati meno di sei mesi da quando il sindaco ha ricevuto un avviso di garanzia in cui si ipotizzano i reati di corruzione, concussione, truffa aggravata e falso ideologico e la polizia ha perquisito la sua abitazione e gli uffici comunali.
La detenzione finisce una settimana dopo quando De Ninis - dopo un interrogatorio di otto ore - parla di «sostanziale ridimensionamento» del quadro indiziario e rimette in libertà gli arrestati. Ma per D'Alfonso inizia la corsa verso la fine del mandato, una conclusione inevitabile a cui arriva passando attraverso un certificato medico che attesta il suo impedimento a proseguire l'attività e consegna l'ultimo scorcio di consiliatura, tra le proteste dell'opposizione, al vice sindaco Camillo D'Angelo. Da quel momento, il sindaco si dedica al silenzio e allo studio delle carte.
Il 22 dicembre D'Alfonso comparirà in aula davanti al gup Guido Campli dopo che, per un anno, solo per due volte è apparso ufficialmente in pubblico: a Campobasso, dove lavora come funzionario Anas, il 13 novembre scorso, quando è tornato a parlare di governo del territorio di fronte a centinaia di sostenitori arrivati dall'Abruzzo in pullman; e l'8 dicembre quando, seguito da una folla di persone, ha rotto il cordone dei vigili urbani salendo sul ponte del Mare prima dell'inaugurazione ufficiale. Tra una settimana, il giudice per l'udienza preliminare deciderà se l'ex sindaco e i 25 indagati dell'inchiesta «Housework» debbano essere processati: le accuse contenute nella richiesta di rinvio a giudizio sono un macigno: vanno dalla corruzione, alla concussione, fino alla truffa, al peculato e al finanziamento illecito ai partiti. Per D'Alfonso e nove dei suoi più stretti collaboratori, l'ipotesi è associazione per delinquere: secondo il pm, avrebbero costituito «una squadra d'azione» che «agiva per la distrazione di denaro pubblico». Tra gli indagati, i nomi eccellenti sono quelli di Carlo Toto, patron di AirOne, e del figlio Alfonso Toto, sotto accusa per l'affare delle aree di risulta.
Ma per l'ex primo cittadino di Pescara, che in Molise progetta la sua seconda vita politica e punta a una candidatura alle elezioni regionali, la via giudiziaria è lunga. Delle altre due inchieste che lo riguardano, una potrebbe arrivare a una definizione a breve: è prevista infatti per il 23 febbraio prossimo l'udienza per la celebrazione del rito abbreviato per l'inchiesta relativa al concorso che portò all'assunzione in Comune dell'amico e braccio destro Guido Dezio. Dei sei indagati, quattro hanno chiesto infatti il giudizio alternativo: lo stesso Dezio e i tre componenti della commissione del concorso, l'ex segretario generale Vincenzo Montillo e gli avvocati Paola Di Marco e Carlo Montanino. D'Alfonso, attraverso il suo legale, si è riservato di decidere. Secondo il pm Paolo Pompa, D'Alfonso avrebbe procurato a Dezio un ingiusto vantaggio patrimoniale, «in violazione delle norme di legge che disciplinano l'accesso alla dirigenza presso il Comune». Meno lineare appare il tracciato dell'inchiesta sull'Urbanistica, avviata nel 2006 dai pm Aldo Aceto e Pietro Mennini (che hanno lasciato la procura di Pescara), Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli per esaminare 22 tra accordi di programmi e programmi complessi. A marzo, con l'inchiesta sulle tangenti in corso, una summa arriva al pm Varone per accertare eventuali intrecci con l'inchiesta sulle tangenti. Le carte vengono riesaminate, si aprono scenari diversi e si costituisce un nuovo pool (Varone, Di Florio e Bellelli) che si prepara a chiudere l'inchiesta in tempi rapidi: delle 33 persone indagate inizialmente, 17 sono quelle che a marzo risultavano ancora iscritte nel registro degli indagati. Con un colpo di coda, i pm potrebbero avere trovato materiale per ampliare il quadro accusatorio e il numero delle persone coinvolte.

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