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Data: 18/12/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
I registi del crack Ial Cisl: dieci milioni in fumo. Truffa, peculato, riciclaggio dietro i corsi di formazione: diciannove richieste di rinvio a giudizio

Associazione per delinquere finalizzata al peculato, alla truffa e al riciclaggio di denaro. Sono le accuse dalle quali dovranno difendersi davanti al gup i 19 personaggi coinvolti nello scandalo Ial Cisl per i quali, con ipotesi di reato diverse a secondo del ruolo ricoperto nell'organizzazione, il Pm Mirvana Di Serio ha chiesto il rinvio a giudizio. Sono dirigenti, consulenti contabili, commercialisti, funzionari di banca, impiegati e amministratori che negli anni avrebbero contribuito a creare il dissesto finanziario dello Ial Cisl Abruzzo e Molise, quantificato in una decina di milioni di euro.
L'inchiesta avrebbe permesso di accertare una complessa struttura criminale composta appunto da personaggi che ricoprivano nella struttura ruoli diversi e specifici: dai vertici dell'organizzazione fino al factotum. Nel corso degli anni presi in considerazione dalla magistratura e dagli uomini dei colonnelli Favia e Odorisio della guardia di finanza che hanno condotto le indagini, parliamo dal 2000 al 2006, gli indagati, sempre a vario titolo, sarebbero riusciti ad ottenere accreditamenti dalla Regione di numerosi corsi, tanto da essere ammessi ai finanziamenti pubblici per circa 30 milioni di euro. Di questi, 24 sarebbero entrati nelle casse dell'ente di cui venti provenienti da bilanci nazionali e comunitari. Nel luglio scorso la finanza e il Pm erano riusciti ad ottenere dal giudice una serie di sequestri preventivi di beni mobili e immobili a carico di quattro personaggi considerati tra i più coinvolti nell'inchiesta: Francesco Gizzi, già amministratore e legale rappresentante dell'ente, Marco Michetti impiegato allo Ial, Claudio Graziani ex direttore della sede teramana e a sua moglie Antonietta Profico.
L'inchiesta, lo ricordiamo, partì nel 2007 per iniziativa del Pm Papalia a seguito di un esposto del commissario straordinario dell'ente che denunciava una serie di gravissime irregolarità contabili, evidenziando, dai suoi riscontri, un buco di circa dieci milioni di euro. La finanza fece poi il resto portando alla luce numerosi illeciti in relazione al patrimonio dell'organismo di formazione (ingenti risorse finanziarie provenienti da finanziamenti regionali e comunitari) e una sistematica distrazione di risorse per finalità di arricchimento personale. Gli indagati nel corso degli anni avrebbero fatto sparire dalle casse dell'ente ingenti somme grazie ad un «sistema finanziario illegale: una struttura finanziaria abusiva, imprenditorialmente impiantata nella regione Abruzzo con peculiarità originali e singolari, che si è sostanzialmente impadronita dell'ente per sfruttare a proprio vantaggio le potenzialità dello Ial Cisl, utilizzandole per evidenti illecite finalità di arricchimento personale».
Originariamente gli indagati erano 21, ma il Pm Di Serio ha disposto per due di loro l'archiviazione. Tutto, naturalmente, dovrà ora passare al vaglio del giudice per l'udienza preliminare prima di arrivare eventualmente, qualora fossero ritenute valide tutte le accuse, davanti al tribunale.

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