PESCARA - Quelli dell'ultimo banco. Asini e indisciplinati. Pochi e casinari, senza un leader, senza potere, senza una mano sulla spalla. L'Abruzzo perde treni e perde aerei, perde i collegamenti col Nord e perde per sempre, senza possibilità di appello, la grande occasione dell'Alta velocità. Non fa per noi, troppo pochi e troppo deboli, persi e incaponiti a inseguire il potenziamento della ferrovia Pescara-Roma che costerà duemila miliardi e bene che va ci farà andare nella capitale in tre ore anzichè in quattro e non prima di dieci anni. Che è come dire andare in bicicletta mentre il mondo va sulla luna in astronave.
Tagli su tagli: aerei, treni, tutto. Scompare il collegamento aereo da Pescara per Torino, tagli alle fermate degli Eurocity a Giulianova, Vasto e Sanbenedetto, e l'ultimo a scomparire dalla lista di Trenitalia è stato il Torino-Lecce: da lunedì scorso non c'era più un treno che dall'Abruzzo conducesse direttamente nel capoluogo piemontese, bisognava cambiare a Bologna o a Milano. Poi ieri, in corner, la notizia del ripescaggio in extremis deliberato dal Cipe di un Eurostar, uno solo, a partire da gennaio: «Per iniziativa del ministro Fitto che si è fatto interprete della protesta del Salento». Grazie alla Puglia, ancora una volta.
La regione governata oggi da Niki Vendola infatti, è molto più forte e più potente dell'Abruzzo. Mentre la maggioranza di Ottaviano Del Turco si concentrava sul potenziamento della linea per Roma, la Puglia di Vendola riusciva ad agganciarsi all'Alta Velocità facendo aggiungere alla famosa "T" un altro braccio che collegherà tra quattro anni Foggia e Bari a Caserta, ignorando la dorsale adriatica e saltando intelligentemente sul groppone della dorsale tirrenica. Forza demografica, dicono a Trenitalia: l'Alta velocità ha un senso se collega aree popolose, città grandi, aree metropolitane e da Rimini a Foggia non c'è trippa per gatti. «Con l'Alta velocità è cambiato radicalmente il concetto della mobilità - spiega Dario Recubini, addetto stampa di Trenitalia per Abruzzo, Marche e Molise - e la stessa soppressione dei treni per Torino risponde a una logica di velocizzazione: a Bologna si cambia ma ci si aggancia all'alta velocità, e un viaggio che prima era di otto ore adesso diventa di sei ore e mezza». Peccato per i vecchietti e per chiunque viaggi con più di un bagaglio, e anche per il rischio ritardo che nel 90 per cento dei casi porta alla perdita della coincidenza.
Nonostante i sorrisi e le passerelle, il filo diretto e il comune colore politico, l'Abruzzo governato da Gianni Chiodi viene trattato a pesci in faccia dal governo Berlusconi. Ieri a Roma l'assessore ai Trasporti Giandonato Morra ha incontrato l'ad di Trenitalia Mauro Moretti: «Un appuntamento fissato in un battibaleno grazie all'intervento di Chiodi - concede generosamente Morra - A Moretti ho rappresentanto il disappunto dell'Abruzzo per le scelte di Trenitalia, per le penalizzazioni a cui vengono sottoposte le stazioni di Vasto e di Giulianova. La scelta di Trenitalia è palesemente stonata tenuto conto anche del grande sforzo dell'Abruzzo nella stipula del contratto di servizio regionale avvenuta nei giorni scorsi». A Moretti, l'assessore Morra farà avere le prese di posizione delle comunità locali e delle Marche: «Moretti ha dato incarico agli uffici tecnici di avviare il confronto con l'Abruzzo», ma i margini di trattativa sono molto ristretti, ammette l'assessore. Ma in compenso Morra ha ottenuto pieno consenso rispetto a due proposte: il pieno utilizzo dei cento milioni di euro del sisma non solo per la metropolitana di superficie all'Aquila, ma anche per l'automazione del Comando centralizzato del traffico sulla Sulmona-Guidonia che consentirebbe di velocizzare il collegamento con Roma; e la sperimentazione dell'intermodalità ruote-ferro a Lunghezza. E mentre tornava verso l'Abruzzo, la notizia del ripristino, a partire da gennaio del treno diretto per Torino. Merito di Fitto, ma intanto è sempre un risultato.