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Data: 19/12/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Fini e Feltri, il duello ora è sul valium. L'ironia rende il clima meno bollente. Schifani: in queste ore vedo degli spiragli

Il Pd ribadisce il no a leggi ad personam, D'Alema agita le acque: «Certi inciuci oggi servirebbero»

ROMA. Un noto tranquillante e il vino rosso. Il nuovo scontro tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e Vittorio Feltri, direttore del "Giornale", si gioca con l'arma dell'ironia e sugli effetti che queste due sostanze possono avere sull'uomo.
Stanco di essere attaccato ogni giorno e dopo gli ultimi editoriali del "Giornale" che denunciavano il fallimento del piano del ribaltone e definivano Fini «un problema del Pdl da risolvere in fretta», il presidente della Camera (secondo quanto riferito dalla Velina rossa di Pasquale Laurito) due giorni fa ha inviato a Feltri un flacone di Valium avvolto in un biglietto di auguri di buon Natale: «Egregio direttore, per festività serene senza ossessioni e allucinazioni» firmato Gianfranco Fini.
La risposta del direttore del "Giornale" arriva nel pomeriggio ed anche in questo caso le allusioni diventano colpi di fioretto. «Credo che Fini mi abbia regalato il Valium per allietarmi le feste, magari per far sì che io stia un po' più tranquillo nei suoi confronti, ed io» ironizza Feltri, intervistato a Sky Tg24 «ricambio donandogli vino bianco perché lui ha bevuto troppo vino rosso e gli ha fatto male, quindi è meglio che si dia una sbiancata...».
Feltri e Fini si scambiano punture di spillo proprio mentre sulle riforme stenta a ripartire il dialogo tra maggioranza e opposizione. Per ora si assiste solo ad una guerra di posizione. Il centrodestra, che deve risolvere i problemi all'interno del Pdl dove An vuole contare più del 30% deciso al momento della fusione con Forza Italia (che ha il 70% dei parlamentari), offre al Pd la possibilità del confronto ma, in cambio, chiede l'isolamento dell'Idv di Di Pietro.
Il partito di Bersani apprezza il cambiamento di clima ma ribadisce la sua indisponibilità a votare leggi ad personam, come il processo breve. A piantare robusti paletti sulla via del dialogo ci pensa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti: «Il dialogo e il confronto potranno tranquillamente riprendere quando sarà finalmente cessata la spirale di odio contro il presidente del Consiglio e il suo governo».
Quel che è certo è che il clima politico si fa meno bollente e il presidente del Senato, Renato Schifani, si mostra ottimista: «Devo dire che in queste ore vedo degli spiragli...». A smorzare le polemiche sono molti esponenti del Pd. Rosy Bindi apprezza la disponibilità al dialogo offerta dal premier due giorni fa ma fa capire che il partito di cui è presidente non è disposto a fare sconti: «Accetto l'invito alla prudenza. Nelle mie preghiere mi ricordo di tutti, anche di Berlusconi, ma il Pd non sarà disponibile ad approvare nessuna legge ad personam».
Dopo l'aggressione al premier, i «pacifisti» dei due poli sono all'opera per isolare i «falchi» ma il rischio che il confronto salti su provvedimenti decisivi per Berlusconi, come il processo breve o il legittimo impedimento, è concreto.
Nel Pd, ad agitare le acque la proposta di D'Alema per il quale una leggina ad hoc per risolvere i guai del Cavaliere sarebbe da preferire ad un provvedimento che potrebbe far saltare migliaia di procedimenti. Si arriverà ad un compromesso? «I comunisti italiani hanno sempre dovuto difendersi da questo tipo di accuse ma certi inciuci» ammette l'ex ministro degli Esteri «oggi servirebbero». Contro l'ipotesi di accettare il «danno minore» si schiera Antonio Di Pietro. Ad essere contrario è anche il numero due del Pd, Dario Franceschini.

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