Il primo ad accorgersi della «differenza» è stato Saad, un bambino di 10 anni, sulla linea 13. Mostafa Ed Daoudi, uno dei 5 nuovi controllori Gtt di origine straniera, era al secondo suo viaggio «operativo», ieri alle 15. Mentre il bus svoltava in piazza Castello è arrivato alla fila dove Saad era seduto con Letizia, l'educatrice che lo accompagnava. Il controllore ha chiesto i biglietti e il bambino ha mostrato l'abbonamento studenti. Poi
ha guardato meglio il volto sotto il cappello blu e oro e ha detto «Mi sembri marocchino...». Mostafa ha sorriso e Saad: «Sono marocchino anch'io...».
Tra i suoi colleghi, Mostafa Ed Daoudi è il più riconoscibile come di origine non italiana. Come altri tre negli anni scorsi è diventato cittadino italiano. E la cittadinanza italiana o europea è requisito indispensabile per
essere assunti a tempo indeterminato in un'azienda a controllo pubblico. Ma Gtt - prima azienda di trasporti a fare una scelta del genere in Italia - questi «assistenti alla clientela» li ha cercati e fortemente voluti proprio
per la caratteristica di essere «ponte» tra lingue e culture. Persone in Italia da anni, con curricula di tutto rispetto, dove gli inizi «irregolari» di alcuni sono sepolti sotto una vita di lavoro.
Per il presidente di Gtt Giancarlo Guiati i neoassunti (che lavoreranno in divisa) «senza essere poliziotti, serviranno a ridurre l'evasione che crea problemi economici pesanti all'azienda». «In Gtt ci sono già autisti di
origine straniera, ma volevamo anche controllori che potessero comunicare nelle lingue delle maggiori comunità immigrate presenti a Torino», ha spiegato Tommaso Panero, ad di Gtt, che ieri mattina ha
presentato i neo assunti con gli assessori comunali Maria Grazia Sestero (Trasporti) e Ilda Curti (Integrazione) e il presidente dell'Agenzia Mobilità Metropolitana Giovanni Nigro.
Dopo la presentazione, accompagnati da colleghi-tutor e con la supervisione di Giovanni Savarino, responsabile degli 85 assistenti alla clientela, Youssef, Corina e gli altri hanno fatto i primi controlli
smascherando parecchi «passeggeri illegali». Il bilancio di un'ora trascorsa sul tranquillo 13 e l'agitato 4 è tutto da interpretare. Aldo Bardeli, albanese, è stato il primo a estrarre il blocchetto dei verbali, sul 13, per multare una donna colombiana di 55 anni, biglietto in mano non timbrato. «Ha detto di aver dimenticato l'abbonamento e di aver sperato di non dover pagare un'altra volta». Mostafa, la prima multa l'ha fatta sul 4 a un algerino e alla moglie, in un clima piuttosto teso, tra tossicodipendenti che tentavano di salire sul tram e poi desistevano vedendo lo schieramento di berretti blu-oro. Il romeno Claudiu Pruteanu, sul 13, alla fermata di Palazzo Nuovo ha multato una studentessa inglese. Il «battesimo» di Youssef Ennafi è stato invece una
ragazza marocchina nata a Torino. Sul 4 Corina Florea ha intercettato, tra gli altri, un italiano habitué della sanzione. Già. Un conto è accumulare multe e un altro è l'«incidente» che può capitare. Anche a Mostafa, qualche anno fa, era successo...
La gente? A parte gli sguardi stralunati di certi marocchini alla comparsa di Mostafa, tutti gli altri passeggeri della linea 4 muniti di biglietto hanno accolto con entusiasmo le divise in quanto divise. «Non importa chi
controlla, l'importante è che i controlli ci siano», ha detto Angelo Frola, vedi caso tecnico Gtt in pensione. Ana e Maria, romene, munite di abbonamento: «Ci fossero tutti i giorni! A volte questo tram fa schifo...». Ma i neocontrollori dovranno essere davvero in equilibrio tra gentilezza e rigore. Già ieri qualcuno ha dimostrato di osservarli con molta attenzione: due arabi sono scesi dopo una sola fermata, una volta notati i berretti blu/oro. E subito una donna, visto Mostafa, ha detto: «Li ha lasciati scendere!».