ROMA - La ragazza tedesca stordita dal freddo s'accascia su un marciapiede della stazione Termini. «Non capisco, ditemi che succede. Aiutatemi, io non capisco», e piange e trema col biglietto in mano. Non le serve questo biglietto, l'ultimo treno da Roma a Torino che aspetta da ore insieme ad altre centinaia di passeggeri sfiniti dal gelo non c'è e non ci sarà. Ed è inutile anche chiedere, intorno a lei le facce smarrite di chi vaga inutilmente in cerca di informazioni. Una signora di Frosinone sviene, troppo lunga quella notte d'incertezza e di rabbia, di fame e di sete con le dita delle mani che non si muovono più e la pelle del viso che brucia tanto è pungente l'aria. Il respiro di un anziano si fa sempre più debole, ci vuole l'ossigeno per rianimarlo. E la mamma in lacrime con il piccolo di sei mesi in braccio, l'altra mamma che implora «devo arrivare a Genova, entro domani devo essere al Gaslini, ricoverano mio figlio per un trapianto», e il ragazzino malato sempre più pallido. Si partirà all'alba, dopo una notte sottozero in piedi, lungo i binari di una stazione "chiusa", niente bevande calde e bagni, niente coperte, niente di niente se non qualche annuncio a cui disperatamente aggrapparsi: si parte tra un'ora, tra due ore, il treno da Napoli non si è mosso ma ne formeremo uno a Roma, eccolo potete salire, no scusate dovete scendere è soppresso, quando ormai c'è la luce del giorno. Seicento passeggeri in attesa di treni "fantasma".
«Una notte incredibile, sembravamo dei deportati diretti ai campi di concentramento», Anna Dalponte aveva prenotato una cabina nel vagone letto dell'Intercity 796, partenza da Roma alle 23,50 e arrivo previsto a Torino alle 8,30. La passeggera è scesa alla stazione di Alessandria, la sua destinazione, alle 15 di ieri pomeriggio, otto ore di ritardo e senza aver dormito. «Quando sono arrivata a Termini i bar erano già tutti chiusi, il treno sul binario non c'era, solo tanta gente ad aspettare al freddo», racconta la passeggera. Stessa scena poco più in là, nessuna traccia dei treni diretti a Lecce e Reggio Calabria. «Annunciano mezz'ora di ritardo e poi un'ora e poi un'ora e mezza. Le gente comincia a protestare, non era possibile resistere a quel freddo». L'una e mezza, le due, finalmente viene aperta una saletta piccola al binario 1 per accogliere i passeggeri, «ma era senza riscaldamento e si moriva di freddo anche lì. Stavamo ammassati, in piedi a congelarci. Non c'era un bagno, tutti chiusi». Davanti all'ufficio informazioni si forma la coda, ma le informazioni sono poche: l'Intercity è bloccato a Napoli, si muoverà un altro convoglio dalla stazione Tiburtina. Quando? Non si sa. Le persone infreddolite cominciano a sentirsi male, qualcuno chiama il 113 per chiedere un intervento, qualcun altro implora «aprite almeno i bagni», c'è chi vomita, chi cade per terra, chi urla, chi ha crisi di nervi. Dopo l'intervento della polizia, alle 3,30, viene aperta un'altra saletta al binario 24, «anche questa senza riscaldamenti e senza servizi. Allora abbiamo deciso di occupare per qualche minuto l'ufficio del responsabile movimento mezzi della stazione. Sono intervenuti alcuni agenti della polizia ferroviaria per allontanarci. Altri ragazzi facevano riprese da scaricare su "Youtube" per far vedere a tutti in quali condizioni siamo stati abbandonati nella stazione più grande d'Italia. Li hanno fermati». Anna Dalponte sui binari raccoglie le firme dei passeggeri senza più forze, «questa storia non può passare così, è una vergogna».
Alle quattro finalmente l'annuncio, c'è il treno si può salire. Le prime quattro carrozze sono inagibili, troppo fredde e senza servizi. «Ma tutto il treno era un frigorifero, non erano stati accesi i riscaldamenti. Altre ore da incubo», Fabrizio Ietti soffre ancora per quel gelo accumulato. «Passa il tempo, ma il treno non si muove». Nessun annuncio, «siamo rimasti altre due ore sulle carrozze ferme». I passeggeri non hanno più nemmeno la forza di chiedere cosa succede e come finirà questa notte da barboni. «Alle 6,15 ci comunicano che il treno per Torino è stato soppresso, non partirà più. Veniamo a sapere che quello per Lecce si è mosso e chi era diretto a Reggio Calabria è in viaggio sui pullman. Anche la mamma del ragazzino in attesa di trapianto era riuscita a partire. E noi?». I passeggeri del treno cancellato possono prendere l'Intercity per Genova o quello per Milano. «Finalmente sul treno per Genova ci hanno dato un poco di assistenza: coperte e bevande calde», continua Anna Dalponte. «Erano ormai le sette. Dovevo già essere arrivata e invece stavo per partire, dopo tutte quelle ore di sofferenza». Il rimborso del vagone letto mai preso l'ha già avuto, «ma noi vogliamo chiedere i danni, mica può bastare il rimborso».