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Pescara, 24/04/2026
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Data: 23/12/2009
Testata giornalistica: Il Centro
«Su Biase scelte incomprensibili». L'assessore Teodoro ribadisce la sua posizione ad Albore Mascia «Patto non rispettato, l'architetto è uno dei migliori dirigenti»

PESCARA. «L'architetto Antonio Biase non è un dirigente politicizzato, ma un professionista che, come il sindaco Luigi Albore Mascia ha riferito a noi, è un dirigente capace, onesto, efficiente che, in questi mesi, ha prodotto risultati straordinari per l'amministrazione». L'assessore ai Lavori pubblici, Gianni Teodoro, in una nota firmata anche dai consiglieri della sua lista, il vicepresidente del consiglio Massimiliano Pignoli, e il consigliere Vincenzo Di Noi, risponde al sindaco che aveva definito il dirigente ai lavori pubblici Biase, «politicizzato», aggiungendo anche «che i responsabili dei settori non sono di proprietà di nessuno».
Martedì, in una riunione durata due ore, Mascia e Teodoro si sono incontrati per cercare di risolvere il nodo del dirigente. Un incontro che non ha portato a nessun frutto e a cui ne seguiranno altri. Infatti, l'assessore ha minacciato le dimissioni se il sindaco non riconfermerà Biase, suo braccio destro, il cui contratto scade il 31 dicembre. «I dirigenti li nomino io», aveva detto Mascia restando quindi sulle sue posizioni. Continuano ad essere tesi i rapporti tra Mascia e Teodoro che fa sapere che «la scelta del sindaco di non voler riconfermare uno dei migliori dirigenti ai lavori pubblici, per sua stessa ammissione, appare incomprensibile e inspiegabile».
«Siamo convinti», proseguono gli esponenti della Lista Teodoro, «che il sindaco saprà persuadersi che la credibilità politica si fonda sul rispetto degli accordi, sulla lealtà dei comportamenti e sul valore della parola data. Valori a cui non rinunciamo».
Infatti, come aveva ricordato nei giorni scorsi lo stesso Teodoro, il 15 luglio, in occasione dell'ingresso in giunta, il neoassessore aveva stretto un patto con Mascia che prevedeva Biase come dirigente ai lavori pubblici.
Le due posizioni, per il momento, appaiono ancora distanti e irrigidite: da un lato Teodoro che non vuole rinunciare al «patto» e al suo dirigente e dall'altro il sindaco forte della sua autorità, della possiblità di poter dettare lui le condizioni e non di subirle.

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