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Pescara, 24/04/2026
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24/12/2009
Il Messaggero
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Milano, stazione chiusa per tre ore: assalto ai treni, interviene la polizia. Cancellazioni e ritardi fino a 500 minuti. Tra i passeggeri scoppia la rissa |
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MILANO L'altoparlante della stazione Centrale informa con tono professionale. «Attenzione, causa anomala formazione di ghiaccio sulla linea elettrica i treni potranno subire cancellazioni, nonché variazioni». Ghiaccio?, si interrogano sbigottiti i viaggiatori. «Ma se ci sono sei gradi». In effetti adesso che sono le tre del pomeriggio la temperatura è salita, ma stamattina all'alba era sotto zero. I cavi elettrici si sono congelati, alcuni sono addirittura caduti e i convogli sono rimasti in stazione. E la stessa sorte è toccata a chi ci doveva salire: pendolari infuriati, famiglie che vogliono tornare a casa per Natale, chi ha vissuto due giorni a Malpensa in attesa di un aereo e ora spera di sostituirlo con un treno. Al massimo, può bersi un tè caldo offerto dalla protezione civile. Il disastro inizia ufficialmente alle 4.45 di ieri mattina quando le Ferrovie sospendono la circolazione, contro il parere del governatore della Lombardia Roberto Formigoni. In pratica, chiudono la Centrale. Alle 6.20 arriva il primo comunicato. Il nodo milanese, riferiscono le Fs, è stato interessato «da un repentino ed eccezionale abbassamento della temperatura»: il fenomeno ha determinato «l'improvvisa formazione» sulla linea elettrica di spessi manicotti di ghiaccio che hanno impedito ai pantografi di captare l'energia e, nei casi più gravi, hanno provocato la caduta della linea aerea. «Non c'è l'elettricità per fare andare i treni, adesso gli addetti stanno provvedendo allo sghiacciamento», traducono all'ufficio informazioni della stazione. Il problema è che i mezzi non bastano e le operazioni vanno a rilento. L'atmosfera, tra le centinaia di persone che alle 6.30 affollano i binari, comincia a surriscaldarsi, i ritardi vanno dai 200 ai 500 minuti. «Ma per le Ferrovie è così strano che il 23 dicembre dopo la neve ci sia il ghiaccio?», si chiede Ambrogio Farina, pendolare sulla Milano-Pavia. La riapertura della stazione è prevista per le 10, con un colpo di coda viene anticipata alle 7.30 ma ormai è troppo tardi per scongiurare il tracollo. Di sicuro lo è per gli 800 viaggiatori dei sette treni rimasti fermi per sei ore senza riscaldamento nè luce nella campagna lodigiana ospitale come la steppa russa. Per loro è stato necessario l'intervento della Croce rossa, per le migliaia di passeggeri esasperati in Centrale invece c'è voluta la polizia. Al binario 19 scoppia la rissa, l'eurostar 9811 per Lecce delle 11.35 partito due ore dopo viene preso d'assalto. I vagoni si riempiono in un battibaleno e chi rimane a terra non accetta la spietata selezione naturale, si organizza e prova a forzare le porte delle carrozze già affollate. Un uomo agita il biglietto in faccia a un agente: «Ho pagato 200 euro per andare da Basilea a Lecce. Dovete farmi salire». Lo convincono a spostarsi al binario 15, dove è stato organizzato un treno straordinario stipato all'inverosimile con il doppio dei viaggiatori previsti per ogni carrozza. «Pensi che alle dieci e mezza al call centre mi hanno detto che era tutto tranquillo». Al posto di polizia gli esposti contro le Fs si accumulano, al banchetto della protezione civile bevande calde e biscotti vanno a ruba. Andrea Bortolotti scarta un panettone e lo offre in giro, «tanto mi sa che non arrivo a casa per Natale». A fine giornata sono oltre mille a restare a piedi e oggi ci riproveranno. Con tanti auguri di buone feste.
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