Scoppia la polemica, la replica del sindaco Albore Mascia: «Nessuna autorizzazione per chi vuole boicottare il crocifisso»
PESCARA. Il Comune dà lo stop ai manifesti degli atei. Per Maurizio Acerbo e Viola Arcuri di Rifondazione comunista è una «censura sulle affissioni comunali. I manifesti fascisti sono sui muri, quelli laici in attesa del visto». «In qualità di legale rappresentante del Comune ritengo inopportuna la concessione dell'autorizzazione all'affissione», ribatte il sindaco Luigi Albore Mascia.
«Il responsabile dell'Uaar (Unione atei agnostici razionalisti) di Pescara mi comunica che nel consegnare dei manifesti al servizio affissioni si è sentito rispondere che devono essere sottoposti alla preventiva visione del Comune», spiega il consigliere Maurizio Acerbo. Esisterebbe, infatti, una direttiva della passata giunta che impone di controllare i manifesti religiosi. «Ritengo tale direttiva sia illegittima e incostituzionale perché in un Paese democratico non è possibile sottoporre a censura le opinioni di cittadini, associazioni o partiti. L'Uaar è ha il diritto di esprimere le proprie opinioni e utilizzare, pagando quanto stabilito, le pubbliche affissioni per comunicare le proprie idee. Può essere interdetta l'affissione soltanto di manifesti che presentino contenuti penalmente illeciti, come l'incitamento all'odio razziale, l'apologia di reato, la propaganda fascista».
«I manifesti dell'Uaar», ribatte il sindaco Luigi Albore Mascia, «intendono mettere in discussione la credibilità di un simbolo, il crocifisso, storicamente condiviso dall'intera cristianità. Come amministratore e come cristiano sento di avere il compito di tutelare il sentimento e le convinzioni religiose di una larga parte della cittadinanza nei confronti del crocifisso. La libertà costituzionalmente garantita di professare e di esternare il proprio credo religioso», conclude Albore Mascia, «da parte di chiunque, trova necessariamente un limite inderogabile nel rispetto delle convinzioni altrui».