Tempesta in un bicchiere d'acqua o prove tecniche di naufragio collettivo? Si conosceranno forse già domattina, in Comune, i primi effetti della sortita dell'assessore Gianni Teodoro e dei suoi fedelissimi consiglieri Vincenzo Di Noi e Massimiliano Pignoli. Il primo ha rimesso al sindaco le corpose deleghe di giunta (Lavori pubblici, polizia urbana, grandi opere), gli altri hanno mollato la carica che era rispettivamente di presidente della commissione commercio e di vice presidente vicario del consiglio comunale.
Un'azione annunciata e messa in opera via fax la sera del 23 proprio mentre il resto della maggioranza, sindaco Luigi Albore Mascia in testa, stava per mettersi a tavola al Nettuno. Cena che «si è svolta in un clima sereno e gioviale». Chiaro il messaggio: Teodoro non ha mandato per traverso il boccone a nessuno, anzi.
La protesta è collegata al futuro dell'architetto Antonio Biase, dirigente ai lavori pubblici al quale il sindaco non rinnoverà il contratto che scade giovedì. La maggioranza chiede più efficienza al settore dei lavori pubblici - governato finora da Biase e da Teodoro - perchè tanti e troppi sono i cantieri mai aperti per opere pubbliche che avrebbero da tempo dovuto vedere le ruspe al lavoro. Cantieri sui quali l'alleato Carlo Masci di Pescara Futura vuol dire la propria e che vorrebbe sotto il coordinamento di un dirigente capace.
Il sindaco Mascia conta di parlare domani con Teodoro: «Aspetto una sua chiamata» ha detto, facendo intendere due cose. La prima: di essere pronto a riassegnare le stesse deleghe all'assessore dissidente se lui accetterà di condividere la scelta del sindaco sul nuovo dirigente ai lavori pubblici; la seconda: di essere determinato a fare di testa propria («certe nomine di fiducia spettano al sindaco ed ho già le idee chiare» ha detto) a costo di lasciare Teodoro fuori dalla giunta. Il sindaco usa comunque toni diplomatici: «Biase è un professionista serio ma poco abituato a lavorare in un'amministrazione comunale dove occorre delegare. Succede così che progetti urgenti siano rimasti fermi. Quanto a Teodoro, è un compagnone, benché un po' umorale, sono sicuro che capirà qual è la miglior scelta da fare» ha aggiunto. Un compagnone umorale che si sta rivelando un po' la palla al piede di questa maggioranza: la città chiede opere pubbliche e i lavori non partono. Senza dimenticare che proprio lui, Teodoro, bloccò per un mese la presentazione della nuova giunta. Una cosa Albore Mascia ha tenuto a precisare: «Non ci sono accordi violati, non ci sto a passare per bugiardo».
Biase potrebbe essere reinserito come consulente, ipotesi poco gradita però a Teodoro. Il suo posto di dirigente andrà ad interim all'ingegner Salvati ma il favorito per quell'incarico risulta essere l'ingegner Tino Taraborrelli. Da vedere gli effetti politici. Teodoro non è nelle condizioni di tirare troppo la corda (rischia altrimenti di andare a casa) ma è pur vero che ha esperienza e scaltrezza per trasformarsi in una mina vagante per il centrodestra. L'opposizione, intanto, soffia sul fuoco: «Siamo alla sesta crisi in sei mesi - dice Enzo Del Vecchio del Pd -. L'impressione è che la questione sia legata a una resa dei conti interna che non attiene alla politica cittadina. Rassegniamoci ad anni di paralisi».