«Prendere tempo per trattare dillà». Dove per "dillà" s'intende il Comune, dove resta aperto lo scontro col sindaco Luigi Albore Mascia. Massimiliano Pignoli, sintetizza così la strategia di battaglia del leader del suo partito Gianni Teodoro. E lo fa mentre quest'ultimo è in piedi e parla al microfono del suo scranno da consigliere provinciale. Animatamente intenzionato a fare ostruzionismo sfruttando fino all'ultimo secondo i 20 minuti a disposizione -da regolamento- per ciascuno dei 200 emendamenti al bilancio e al piano triennale dei lavori pubblici presentati. Anzi, l'idea originaria di Teodoro - poi sfumata dopo un aggrovigliato dibattito col segretario generale dell'ente Fabrizio Bernardini - era far slittare il tutto di 24 ore. Paralizzando i lavori fino a dopo capodanno. Ma il presidente del consiglio Giorgio De Luca ha resistito alle bordate. E l'imperativo del presidente della giunta Guerino Testa è stato «andare avanti e non cedere a ripicche politiche mascherate da cavilli amministrativi». Di fatto però lo scontro di Teodoro (in Provincia eletto col Pdl) col centrodestra è emerso più duro di quanto preannunciato. Un muro contro muro che non ha risparmiato nessuna scucitura burocratica sapientemente dosata per cercare di rialzare il proprio peso. A Palazzo dei marmi una simile melina s'era vista giusto nel 2004. Allora furono addirittura 400 gli emendamenti messi all'ordine del giorno dalla minoranza di centrodestra. L'ha ricordato il veterano dei consiglieri Camillo Sborgia, al tempo in maggioranza coi Ds e oggi all'opposizione con l'Idv: «Poi ci fu un tavolo politico e dopo un'estenuante trattativa ne uscimmo». Stavolta, invece, la soluzione resta tutta da trovare.