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Pescara, 24/04/2026
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31/12/2009
Il Centro
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Disabile maltrattato, Trenitalia smentisce. L'avrebbero costretto a scendere dal convoglio ma Fs, dopo le scuse, dice: «Non è vero». I problemi visti dall'altra parte: parla un capotreno |
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Bufera politica sul comportamento del personale ROMA. Un treno di ritorno dal ponte natalizio. Un disabile grave sprovvisto di biglietto. Due controllori forse troppo solerti. E un giallo che lascia qualche dubbio. Tutto inizia con una notizia in prima pagina su "la Repubblica" di ieri, raccontata dallo scrittore Shulim Vogelmann. Siamo sull'Eurostar Roma-Bari del 27 dicembre (il «Treno dell'indifferenza» titola il quotidiano), quando un ragazzo senza braccia «crolla sulla poltrona» sfinito dalla «sofferenza psichica e fisica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul treno». Arriva il controllore, una giovane donna alla quale il ragazzo tenta di spiegare con difficoltà: «No biglietto, non fatto in tempo, handicap», porgendole una mazzetta di banconote: la cifra esatta per il biglietto. Sul treno, però, il costo è maggiorato di 50 euro che il disabile, con le lacrime agli occhi, farfuglia di non avere. L'addetta è irremovibile, scambia il tentativo di comunicare con la scrittura del ragazzo in un atto di vandalismo, lo rimprovera e, in osservanza alla procedura, va a chiamare il capotreno. La sanzione è imminente: dovrà scendere dal treno. Così avviene, davanti all'indifferenza generale, scortato da due poliziotti che alzando gli occhi al cielo commentano: «Con questi non ci puoi fare nulla, altrimenti succede un casino!». La storia, secondo Volgemann, finisce con il ragazzo sui binari, un altro capostazione che gli fa un biglietto per un treno successivo (senza però il posto assicurato) e lo scrittore costretto a dare le generalità alle forze dell'ordine perché ha dato della maleducata alla signorina controllore. Al contrario dei viaggiatori, che sarebbero rimasti vilmente muti, l'indignazione del mondo politico ieri si è fatto subito sentire. «Ma che razza di Paese stiamo diventando? Possibile che non si riesca più a distinguere la pietas umana dal dovere professionale?», si domanda Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del Pdci, invitando «l'ad di Fs Moretti ad avviare un'indagine interna esemplare per fare piena luce sulla vicenda». Chiede invece le scuse dei ministri Matteoli e Maroni il capogruppo del Pd in commissione Trasporti, Michele Meta «per la gravissima e ingiustificata lesione del diritto costituzionale alla mobilità dei cittadini e in particolar modo di un disabile senza accompagnamento». Ma gli altri passeggeri, aggiunge la senatrice Maria Pia Garavaglia, «non potevano ovviare alla situazione con una colletta? Forse il controllore si sarebbe vergognato e al disabile sarebbe stato risparmiato il doloroso seguito». Le attese scuse delle Ferrovie dello Stato arrivano nel pomeriggio «per ogni eventuale umiliazione o disagio vissuto», insieme ad un «caldo invito» ai lavoratori ad essere «scrupolosi e rispettosi verso tutti i clienti e in particolare verso le persone diversamente abili». Poche ore, però, e l'episodio viene notevolmente rettificato. Il ragazzo, secondo le Fs, privo di un braccio, non sarebbe mai stato fatto scendere dal treno e avrebbe potuto proseguire il viaggio senza alcun sovrapprezzo. Secondo un rapporto della Polizia, la capotreno sarebbe «scesa durante la sosta a Foggia provvedendo a recarsi in biglietteria e acquistando il biglietto per conto del passeggero». Quale sia la verità si scoprirà nei prossimi giorni, forse. Viaggiare, però, timbrare un biglietto, salire su un treno, anche all'alba del 2010 in Italia rimarrà un privilegio riservati solo ad alcuni. Perché? Questo è il vero giallo che sarebbe più bello risolvere. Ma subiamo tante prepotenze I problemi visti dall'altra parte: parla un capotreno
-------------------------------------------------------------------------------- ROMA. «L'Espresso è il treno più assediato dagli zingari. Sui regionali il problema sono gli abusivi. Sugli Intercity viaggiano le signore borghesi, ma non va meglio: sono quelle che hanno più da ridire su tutto. Sull'alta velocità sono tutti professionisti. Ma una volta un giornalista famoso, di cui non le dico il nome, è venuto a lamentarsi fino nel locomotore mentre stavo spegnendo un incendio». Treno che vai, passeggero che trovi. Perché dall'altra parte, dietro disagi, ritardi e disservizi, ci sono sempre anche loro: i lavoratori delle Ferrovie dello Stato. «Siamo i primi viaggiatori e spesso i clienti non lo capiscono che se c'è un disagio, lo subiamo anche noi», racconta il capotreno F.R., una vita divisa tra la famiglia e i binari, con turni che a volte ti portano anche 23 ore lontano da casa. «La cosa più bella di lavorare su un treno è anche la peggiore: il rapporto con la gente». - Perché? «Noi rappresentiamo l'azienda e siamo il parafulmine di tutte le lamentele. Quando aumentano i disservizi, come in questi giorni, aumentano anche le discussioni. Capita che i clienti degenerino e usino parole grosse. Mi creda, più di tutto in questo lavoro servono calma e diplomazia». - Ci si riesce sempre? «A volte vorrei proprio dirglielo: non è che la mattina mi alzo per andare a fare le multe. E' il mio lavoro, non me ne viene nulla di più. E se fate ritardo voi, a me non è che pagano automaticamente gli straordinari». - Capita di avere paura, magari sui treni dei tifosi? «Con loro non ho avuto problemi, ma a noi donne non ne assegnano molti. Nella tratta Napoli-Roma, invece, capitano spesso problemi, per via di ambulanti, extracomunitari... Alcuni colleghi hanno trovato le ruote della macchina bucate. Altri, fuori dalla stazione, sono stati circondati da gruppetti di due-tre passeggeri che avevano segnalato. Verso Salerno c'è anche un signore non vedente che ha aggredito più di un collega. Ma a bordo del treno nessuno di noi fa l'eroe. Controlliamo, se qualcuno crea problemi si chiama subito la Polfer». - Rispetto ai disabili, l'azienda vi hanno dato disposizioni particolari? «No, sono passeggeri come tutti. E come con gli altri, è discrezione del capotreno applicare alla lettera le sanzioni o magari chiudere un occhio sotto la propria responsabilità».
Ma subiamo tante prepotenze I problemi visti dall'altra parte: parla un capotreno ROMA. «L'Espresso è il treno più assediato dagli zingari. Sui regionali il problema sono gli abusivi. Sugli Intercity viaggiano le signore borghesi, ma non va meglio: sono quelle che hanno più da ridire su tutto. Sull'alta velocità sono tutti professionisti. Ma una volta un giornalista famoso, di cui non le dico il nome, è venuto a lamentarsi fino nel locomotore mentre stavo spegnendo un incendio». Treno che vai, passeggero che trovi. Perché dall'altra parte, dietro disagi, ritardi e disservizi, ci sono sempre anche loro: i lavoratori delle Ferrovie dello Stato. «Siamo i primi viaggiatori e spesso i clienti non lo capiscono che se c'è un disagio, lo subiamo anche noi», racconta il capotreno F.R., una vita divisa tra la famiglia e i binari, con turni che a volte ti portano anche 23 ore lontano da casa. «La cosa più bella di lavorare su un treno è anche la peggiore: il rapporto con la gente». - Perché? «Noi rappresentiamo l'azienda e siamo il parafulmine di tutte le lamentele. Quando aumentano i disservizi, come in questi giorni, aumentano anche le discussioni. Capita che i clienti degenerino e usino parole grosse. Mi creda, più di tutto in questo lavoro servono calma e diplomazia». - Ci si riesce sempre? «A volte vorrei proprio dirglielo: non è che la mattina mi alzo per andare a fare le multe. E' il mio lavoro, non me ne viene nulla di più. E se fate ritardo voi, a me non è che pagano automaticamente gli straordinari». - Capita di avere paura, magari sui treni dei tifosi? «Con loro non ho avuto problemi, ma a noi donne non ne assegnano molti. Nella tratta Napoli-Roma, invece, capitano spesso problemi, per via di ambulanti, extracomunitari... Alcuni colleghi hanno trovato le ruote della macchina bucate. Altri, fuori dalla stazione, sono stati circondati da gruppetti di due-tre passeggeri che avevano segnalato. Verso Salerno c'è anche un signore non vedente che ha aggredito più di un collega. Ma a bordo del treno nessuno di noi fa l'eroe. Controlliamo, se qualcuno crea problemi si chiama subito la Polfer». - Rispetto ai disabili, l'azienda vi hanno dato disposizioni particolari? «No, sono passeggeri come tutti. E come con gli altri, è discrezione del capotreno applicare alla lettera le sanzioni o magari chiudere un occhio sotto la propria responsabilità».
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