PESCARA. In Abruzzo rinascono le ferrovie abbandonate. Entro la fine del 2011, è la promessa delle Sangritane, la regione avrà di nuovo una linea che collegherà Torino di Sangro a Castel di Sangro. E potrebbe tornare a nuova vita anche la Sulmona-Carpinone: le Ferrovie Sangritane sono infatti in trattativa con Rfi, Rete ferroviaria italiana, per avere la gestione della tratta, ormai abbandonata. «Abbiamo avuto un incontro» spiega il presidente delle Ferrovie Sangritane Pasquale Di Nardo «con un rappresentante nazionale di Trenitalia che si è detto disponibile a fare da mediatore nella trattativa con Rete ferroviaria italiana. A metà gennaio riapriremo le trattative: se riuscissimo ad ottenerla già da giugno potremmo cominciare a pensare a dei pacchetti turistici».
A guardare con interesse al progetto è anche la provincia di Isernia. «Con il ripristino di quella tratta» spiega il presidente Luigi Mazzuto «potremmo valorizzare le aree interne e creare delle vie del gusto: si potrebbero mettere in piedi attività turistiche nelle stazioni abbandonate o anche in altre zone vicine ai binari. Penso soprattutto allo sviluppo e alla promozione del tartufo tipico di quelle zone. Non sarebbe certo una tratta che servirebbe per il collegamento ma per fini turistici»
Per quanto riguarda invece la ferrovia che da Torino di Sangro arriva a Castel di Sangro, Di Nardo assicura che già a giugno del 2010 una parte della linea verrà ripristinata.
«Il servizio sulla ferrovia che collegava Torino di Sangro a Castel di Sangro» spiega «era stato sospeso, ma si è deciso di ripristinarlo e a giugno del prossimo anno il tratto che collega Archi a Villa Santa Maria, dovrebbe essere pronto. Entro la fine del 2011 si dovrebbe riuscire a ripristinare anche il tratto successivo, cioè quello da Villa Santa Maria a Castel di Sangro, che arriverà così ad essere collegata alla dorsale ferroviaria adriatica».
Il progetto dovrebbe costare circa 20 milioni di euro che, spiega Di Nardo, arrivano da due direzioni: circa 15 milioni provengono da fondi stanziati nel 1996 e mai utilizzati per l'unificazione delle due stazioni ferroviarie di Castel di Sangro, quella regionale e quella statale, mentre altri 5 milioni arrivano da un accordo di programma Stato-Regione per la trasformazione della tratta da merci a passeggeri.
«Il percorso» spiega Di Nardo «andrà ovviamente sfruttato a fini turistici: si possono recuperare caselli e stazioni per renderle delle soste-vetrina legate alla gastronomia locale, ma anche all'artigianato. E poi il treno passerà anche in zone come il lago di Bomba, in cui di attività turistiche lungo il percorso ce ne sono già parecchie. Ho già parlato con diversi sindaci dei comuni interessati dal passaggio e sono entusiasti. Il treno però servirà anche per la mobilità locale, dato che arriverà nel cuore industriale dell'Abruzzo, proprio davanti ai cancelli di Sevel e Honda»
A dispetto dei progetti della Sangritana, però, c'è qualcuno che per quei binari immagina una vita diversa: sono i promotori di Ecovie, un gruppo che promuove un'idea diversa di turismo sostenibile. «I binari ferroviari della linea adriatica dismessa che va da Ortona a San Salvo e quelli della linea fino a Castel di Sangro» spiega Antonio Bianco «andrebbero trasformati in piste ciclabili e percorsi pedonali anche perchè, avendo pendenze scarse, sono perfetti per questo tipo di turismo. Noi non crediamo al ripristino della linea ferrata perchè pensiamo che sia irrealizabile ed economicamente a perdere».