Muscoli afflosciati, per centrare l'obiettivo-mediazione. Ovvero per ricucire uno strappo che altrimenti rischierebbe di trascinarli fuori, e per sempre, dal governo della città. Una settimana e tanti piedi sbattuti dopo, con le porte trovate chiuse pure in Provincia, i Teddiboys smettono di ringhiare. Nel ring di un consiglio comunale dove però Gianni Teodoro, senza deleghe ma con ancora la poltrona, è rimasto ieri mattina il grande assente. Eppure ancora protagonista, con tutta la corazzata del Pd a chiedere spiegazioni al sindaco: sul futuro della dirigenza ai lavori pubblici e dell'architetto Antonio Biase, braccio destro di Teodoro e pomo della sesta crisi in sei mesi, con il contratto che scadrà oggi. Ma pure sul destino di Teodoro, perché «non è corretto che un assessore restituisca le deleghe e venga pagato senza fare nulla», ha detto il consigliere Pd Camillo D'Angelo. Mentre prende sempre più quota l'ipotesi del mancato rinnovo del contratto all'architetto Biase: il casus belli che ha portato l'assessore Teodoro a parlare apertamente di patti violati, fino a rimettere nelle mani del sindaco le deleghe pesanti ai lavori pubblici, demanio marittimo e polizia municipale. Con tanto di protesta allargata ai consiglieri della sua lista Pignoli e Di Noi, dimissionari dai loro strapuntini. «Una telenovela che tiene bloccata l'attività amministrativa», ha stuzzicato il Pd nel provare ad aprire la discussione in aula. Iniziativa respinta soltanto dall'abilità del presidente consiglio Licio Di Biase «perché l'interrogazione non ha carattere di urgenza e perché la legge conferisce al sindaco la possibilità di nominare i dirigenti senza contestazione». E' uno dei motivi che hanno spinto l'Udc a cheidere di contare di più in giunta.
Sul licenziamento di Biase, il sindaco Albore Mascia non sembra proprio disposto a trattare: «La nomina dei dirigenti, come quella degli assessori - ha spiegato sono prerogative del sindaco». Come dire: dopo Biase posso mandare a casa pure Teodoro. Come la rigiri, l'assessore sull'Aventino rischia di uscirne maluccio: perché persa la battaglia per Biase, rischia di perdere altro. «Stiamo lavorando per la mediazione, lo facciamo per il bene della città», spiega in dietrofront il consigliere della lista Teodoro Massimiliano Pignoli, che anche in consiglio comunale ha rimarcato fedeltà alla maggioranza. Sia con i 2 voti favorevoli del gruppo Teodoro all'unica delibera ieri messa ai voti (con cui il Comune rinuncia a esercitare il diritto di prelazione nella vendita da parte di Attiva di un terreno in via Scarfoglio). Sia con l'oroscopo della giunta Mascia «che durerà 5 anni perché è una giunta dove le decisioni vengono prese collegialmente e non in modo monocratico». Ma se la strada della mediazione, ovvero della ricomposizione della crisi (magari portando a casa un incarico di consulenza per Biase), sembra vicina per una lista che senza posto in governo sarebbe morta, il braccio di ferro potrebbe chiudersi con altri sacrifici per il gruppo guidato da Teodoro. Che oltre alla faccia rischia di perdere pure qualche delega, magari demanio marittimo e polizia municipale. Rimanendo con i lavori pubblici, ma senza dirigente di fiducia e senza possibilità di indicare i singoli progettisti. Al rimpasto Udc e gruppo Masci pensano con più appetito del cenone di stasera.