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Pescara, 24/04/2026
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Data: 31/12/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Febbo apre la crisi: voto solo per disciplina. Regione, Di Stefano in rotta con Chiodi sui manager Asl. Ed è scontro a distanza

PESCARA - Per nome e per conto: quando il vicepresidente della Regione Mauro Febbo all'alba di mercoledì apre la crisi nell'aula del consiglio regionale lo fa a ragion veduta, a dettargli la linea da mille chilometri di distanza è il vice coordinatore del partito e suo amico da sempre Fabrizio Di Stefano, in vacanza in Sicilia. «Voto la Finanziaria soltanto per disciplina di partito, essendo fortemente contrario perchè non è stato tenuto conto di molti emendamenti presentati dalla giunta. Invito il capogruppo Giuliante a prendere atto di questa situazione di malessere che è sicuramente condivisa dalla stragrande maggioranza dei consiglieri del Popolo della libertà». Crisi no, crisetta sì: si apre alle cinque di mattina la verifica per la maggioranza di centrodestra, alla fine di una maratona consiliare terminata con l'approvazione della finanziaria e il ritiro dell'emendamento proroga-commissari voluto da Di Stefano e sacrificato in nome del Capodanno perchè l'opposizione aveva annunciato ostruzionismo a oltranza e allora addio bilancio e via libera all'esercizio provvisorio. Arriva come un fulmine a cielo già nero di tensioni, risse e litigi, in un Pdl messo a dura prova dall'opposizione dei dissidenti, dalla scelta di candidati elettorali di nessun peso, dal braccio di ferro su Neve Azzurra, dai ricatti pescaresi dei teddiboys. E da una furibonda litigata tra Chiodi e Di Stefano proprio sui nomi dei nuovi manager.
Ma all'origine della levata di scudi di Febbo c'era stato un incredibile e madornale errore di valutazione della giunta. Che qualche giorno fa aveva approvato, con l'okay dello stesso Febbo, la presa d'atto dell'accorpamento delle Asl messo a punto dai commissari. I quali, contravvenendo a qualsiasi pessimistica previsione, erano riusciti in tre mesi a fare cioè che i politici si aspettavano facessero almeno in sei. Bravi e veloci, e chi l'avrebbe detto: e mai come in questa occasione una dimostrazione di efficienza fa andare fuori di testa il Pdl. Nella stessa delibera veniva poi decretata la revoca automatica dei commissari ad acta il cui contratto già prevedeva la scadenza del 31 dicembre. Un passo falso per il Pdl, e soprattutto per la componennte aennina che chiedeva più tempo per scegliere i nomi dei nuovi manager. Qualcuno scarica sull'assessore Venturoni, è sua la colpa. In ogni caso a Febbo viene chiesto di mettere riparo all'errore e in consiglio regionale alla fine viene partorito un emendamento proroga-commissari, quello che alla fine viene ritirato per buona pace di tutti. Apriti cielo: l'ira di Di Stefano arriva dalla Sicilia e si materializza nell'intervento di Febbo. La crisi o crisetta che sia è acutizzata dal fatto che il presidente della Regione Gianni Chiodi, smessi gli abiti del mite, rivendica il diritto di scegliere i manager per dare un'impronta nuova alla sanità. Un discorso che fa infuriare ancora di più il vice coordinatore del Pdl. Risultato: il 9 gennaio è stato convocato il coordinamento regionale per esaminare gli sviluppi della crisi, i commissari restano in carica il tempo necessario per insediare i direttori generali e la maggioranza di centrodestra alla Regione dovrà dimostrare nei prossimi giorni se è in grado di reggere all'onda d'urto degli ex aennini. «Prima hanno costituito le fondazioni per inaugurare la stagione velenosa delle correnti, in assenza di un capo meglio fare tanti cadetti - dice il capogruppo Pd Camillo D'Alessandro - Poi è seguita la spartizione territoriale del potere, ora il gioco si fa duro e ci si gioca il controllo della sanità: è questo il nuovo che avanza». «E' bastata la bocciatura dell'emendamento acchiappa-poltrone - commenta il capogruppo dell'Idv Carlo Costantini - per far saltare il banco e determinare la dichiarazione al vetriolo di Febbo. Da oggi l'immobilismo di Chiodi ha una chiave di lettura diversa: lui è prigioniero del senatore Di Stefano».



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