PESCARA - L'anno che verrà: un anno di ricostruzione per le sigle sindacali regionali. Lavoro, nuovi investimenti, politiche regionali mirate, attenzione al sociale: ecco le priorità. «Il 2009 è stato per l'Abruzzo l'anno più difficile della sua storia -esordisce Maurizio Spina, segretario regionale Cisl- Il 2010 dovrà essere l'anno della ricostruzione dell'Aquila. Un impegno da raggiungere attraverso un patto tra associazioni datoriali, sindacato e commissario alla ricostruzione, per garantire legalità e sicurezza». Secondo la Cisl, la partecipazione di un rappresentante dell'opposizione alla task-force sarebbe un segnale importante per tutti. «Occorre costruire un Patto per la rinascita del lavoro. Spendere bene e in forma condivisa le risorse dei Fas, Fondi europei, Master plan Abruzzo, infrastrutture e Master plan L'Aquila, predisponendo un documento unitario di programmazione. E nominando una cabina di regia per il rilancio delle aree in crisi della Valle Peligna, Val Pescara e Val Vibrata». Determinanti alcuni settori: «Una politica dei trasporti che punti all'azienda unica regionale e sappia garantire la mobilità anche nelle aree interne. Una rinnovata politica economica regionale con la riforma dei consorzi industriali, una legge unica per le attività produttive che rafforzi il ruolo del sistema del credito, a partire dalla Fira». Senza dimenticare politiche sociali verso famiglie e cittadini in difficoltà. «La Cisl -conclude Spina- è convinta che il 2010 sarà un anno fondamentale per l'Abruzzo e richiede un impegno eccezionale a tutti. Siamo certi che la nostra regione ce la farà se il coraggio delle scelte non verrà meno».
Per Roberto Campo della Uil «l'Abruzzo può farcela, ma lo deve dimostrare nel 2010. L'anno appena cominciato dovrà essere l'anno degli investimenti. Al momento la situazione delle risorse assegnate all'Abruzzo per lo sviluppo rimarrà deficitaria rispetto alla delibera Cipe del 2007 perché le quote di Fas non sono state riallocate a favore anche dell'Abruzzo». E' anche il periodo del riordino dei conti pubblici regionali: riforma della sanità con maggiori investimenti, abbassamento di Irpef e Irap. «E dovrà essere l'anno in cui la risposta al terremoto della conca aquilana non sarà solo sul versante della ricostruzione, ma anche dell'economia e del lavoro. La Regione deve rapportarsi col Governo nazionale da istituzione a istituzione. La Giunta regionale esca dall'emergenzialismo e definisca le modalità per fare squadra con le forze sociali veramente interessate a far la loro parte nel rilancio dell'Abruzzo».
Si apre con una crisi profonda in ogni settore il nuovo anno per Gianni Di Cesare, segretario regionale della Cgil: «Avremo purtroppo situazioni di grandi difficoltà nel mondo del lavoro. L'occupazione è già in forte calo da un anno, cosa succederà alla gente in cassa integrazione? Occorrono i giusti investimenti, non solo pubblici, e la Regione deve trovare grandi capacità di dialogare con grosse imprese come Fiat, Telecom, Finmeccanica». Sul bilancio regionale, è certo, secondo il leader della Cgil, che il federalismo fiscale penalizzerà l'Abruzzo: l'aumento della pressione fiscale premerà il pedale sull'acceleratore della povertà. «Chiarimenti sono da chiedere al Governo nazonale se volgiamo riavviare il mercato interno regionale in forte difficoltà».
Oltre alla risoluzione aquilana, per Geremia Mancini della segreteria nazionale dell'Ugl vanno monitorate le critiche situazioni della Val di Sangro e del Basso Vastese, auspicando un immediato progetto per il futuro: «Occorre studiare nuovi investimenti duraturi, cosa fatta nel passato, non oggi purtroppo. E sul fronte lavoro, la precarietà va riportata alla certezza di un posto: non è possibile dare ai giovani meno diritti dei loro padri».