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Pescara, 28/04/2026
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Data: 05/01/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Intervista con il governatore - «Vedrete, sapremo ricostruire L'Aquila». Un anno difficile: dal terremoto alla sanità, dalla crisi alle tensioni della politica. Capitolo trasporti «Ho appena parlato con Toto, per realizzare a Lunghezza un terminal per i bus provenienti dall'Abruzzo»

Parla Chiodi: «Quanto tempo occorrerà? Firmerei per farcela in dieci anni»

L'AQUILA - Un anno fa Gianni Chiodi assumeva l'incarico di governatore, dopo il terremoto giudiziario che aveva mandato in frantumi l'assetto politico e istituzionale della regione. Non poteva immaginare, Chiodi, che ad attenderlo c'era un altro terremoto, e stavolta non metaforico. Un terremoto che avrebbe raso al suolo il capoluogo della regione che era appena stato chiamato a guidare.
E' stato un anno terribile, presidente. Può tracciare un bilancio della sua esperienza di governo, compatibilmente con la tragedia aquilana?
«Quest'anno ne è valsi tre, per le cose che abbiamo fatto, per le cose che abbiamo visto. Impossibile prescindere dal terremoto, ovviamente: per tre, quattro mesi non ci siamo occupati d'altro, non era possibile occuparsi d'altro. Poi abbiamo ripreso a lavorare su tutto, e siamo stati bravi, grazie a una maggioranza forte, coesa. Bilancio e Finanziaria approvati entro il 31 dicembre: Pace non c'era mai riuscito, Del Turco sì, ma quei bilanci poi venivano modificati con variazioni a giugno. I miei, invece, sono bilanci veri, altro che variazioni».
Da sindaco "emergente" a politico di notorietà nazionale: in pochi mesi, un cambio di categoria difficile da affrontare.
«Di questa notorietà, come può immaginare, avrei volentieri fatto a meno. Il prezzo da pagare, per L'Aquila e per l'Abruzzo, è stato troppo alto. Spero solo che la mia notorietà, anzi la mia credibilità, serva alla nostra regione: ora contiamo di più nei palazzi del Governo, e ne abbiamo un grande bisogno, viste le prove che ci attendono. Guardate cos'è accaduto con la proroga delle tasse per gli aquilani: è un risultato di cui vado orgoglioso, dove ho speso bene la credibilità guadagnata».
Lei è ora anche pluricommissario: alla ricostruzione dell'Aquila, alla sanità. Sul piano personale può giudicarlo un riconoscimento alle sue capacità, ma una regione pluricommissariata è una regione che soffre.
«E però è un bene che il commissario sia anche il governatore. E non lo dico perchè questo mi dà più potere. Lo dico perchè non era mai accaduto, prima: arrivava sempre gente da fuori. Ora, invece, sarò io, un abruzzese, a cercare soluzioni per la mia gente».
L'Aquila. Ragionevolmente, proclami a parte, quanto tempo occorrerà per rivedere una città degna del suo passato?«Se qualcuno mi sottoponesse un contratto con su scritto "centro storico dell'Aquila ricostruito in dieci anni" ci metterei subito la firma. Chi parla di cinque, sei anni non sa cosa dice. Reagire all'emergenza è un conto, ricostruire un altro, impone operazioni di grande complessità, attenzione, trasparenza».
Il momento peggiore di quest'anno feroce?
«L'ottavo giorno dopo il terremoto. Per una settimana ci ha sostenuto l'adrenalina, non c'era tempo per pensare. Poi, d'un colpo, abbiamo preso compiutamente coscienza del disastro.

E siamo caduti nello sconforto. Ma abbiamo reagito. E adesso guardo avanti, guardo alla struttura che attiverò per la ricostruzione, sul modello della Deliver Unit di Tony Blair: trenta persone di grande qualità, di grande professionalità. Mi danno tanta fiducia. E tanta fiducia mi dà il Provveditorato alle Opere pubbliche. E poi c'è l'eccellente collaborazione con gli enti locali, lavorare insieme è indispensabile. Con il sindaco Cialente il rapporto è ottimo. Vogliamo la rinascita, oltre che la ricostruzione. L'economia aquilana era in difficoltà ben prima del sisma, gli aiuti che arriveranno serviranno anche per risanare il tessuto socio-economico aquilano, farlo rinascere».
In tanto fervore pluricommissariale la normale attività amministrativa sembra schiacciata. Eppure ci sono questioni che non possono essere accantonate, l'Abruzzo è in affanno.
«Chiederò più impegno agli assessori e alla mia maggioranza in Consiglio regionale. L'opposizione fa il suo lavoro, anche se vorrei sentire toni un po' meno alti, ma la maggioranza è compatta e sa sostenermi. Sono arrivato nell'anno peggiore dell'Abruzzo: la crisi economica più pesante mai vista, indebitamento record, sanità al collasso, classe politica al minimo della credibilità, e poi è arrivato anche il terremoto. Eppure abbiamo riportato il debito della sanità ai livelli del 2000, il disavanzo di bilancio della Regione alle cifre del 2005, l'indebitamento a quelle del 2006. Abbiamo interrotto un trend di crescita dei debiti che sembrava senza fine».
Se parliamo di debiti, parliamo di sanità. Il pozzo senza fondo che ha ingoiato le speranze di una regione. Uno scandalo, una vergogna. Milioni spariti nel nulla, relazioni spregiudicate impastate con imperdonabili incapacità. Ha ancora voglia di far sfoggio di ottimismo?
«Certo che sì. L'impresa è titanica, ma ci riuscirò. Ho studiato montagne di carte, ho studiato tutti gli ospedali. Con l'aiuto di una maggioranza compatta trasformerò la sanità abruzzese, ogni struttura sarà utilizzata secondo vocazione, dalla medicina ospedalizzata passeremo alla medicina del territorio. Ho pronta una grande squadra. Visto a Chieti? All'Asl va Zavattaro, dalla Bocconi: sarà un grande manager. E con me lavoreranno due sub-commissari: la Baraldi, dall'Agenzia sanitaria nazionale, che conosce benissimo l'Abruzzo, e Rossini, che è stato direttore generale della sanità della Toscana dal '95 al 2000, un'autorità assoluta. Insieme interverremo su ogni lobby, anche politica. Basta con questa gente».
Bei propositi, ma a Villa Pini i lavoratori sono alle corde, senza stipendio e senza futuro.
«Abbiamo fatto tutto il possibile. Ma è profondissimo il pozzo dei milioni di euro che Villa Pini deve alla Regione: e la Regione non può tirare fuori soldi se deve incassarne così tanti. A giorni, con l'assessore Gatti, inizieremo a parlare di crisi aziendale. A Villa Pini non serve un commissario dalla Regione, ma un commissario fallimentare. Sospenderemo gli accreditamenti, visto che quell'azienda ignora la mia diffida. Non ho mai visto un imprenditore che preferisce vedere i suoi dipendenti senza stipendio piuttosto che chiedere il ricorso alla cassa integrazione. Sono stupefatto».
Altro argomento: le crisi delle tradizionali aree produttive abruzzesi. Non ce n'è una che si salvi. I posti di lavoro persi sono una voragine, in tante famiglie la povertà siede a tavola.
«Beh, ma la crisi non è colpa mia. Non ho certo il potere di far aumentare la domanda di Ducato e far andare a tutto regime la Sevel. Magari potessi. Ma abbiamo avviato ogni atto di programmazione necessario a stimolare l'economia. Oltre a tutti gli aiuti disporremo di 1 miliardo e 900 milioni di euro che sono già nostri, e che dobbiamo saper spendere. E' una cifra enorme, e solo per l'Abruzzo. Dobbiamo farla fruttare».
Capitolo trasporti. Quattro ore di treno da Pescara a Roma. Roba da Medio Evo.
«Ho appena parlato con Toto, che gestisce l'autostrada A24-A25, per realizzare a Lunghezza, dov'è ora il parcheggio di scambio, un terminal per i bus provenienti dall'Abruzzo: lì c'è una stazione con i treni per Termini, eviteremmo di arrivare fino a Tiburtina eludendo il traffico e guadagnando tempo prezioso. Ci sono poi cento milioni già stanziati per velocizzare la tratta ferroviaria Pescara-Roma. Quanto all'aeroporto d'Abruzzo, vale il discorso fatto per la Sevel: non ho il potere di incrementare la domanda di voli sulla nostra regione».
Di soluzioni nuove sembra avere bisogno anche il Pdl. Lei parla di gruppo compatto in Consiglio, ma lo "strappo" di Febbo nella seduta sulla Finanzaria non offre immagini di compattezza. E sulla scelta del candidato anti-Pezzopane per la Provincia dell'Aquila siete nel caos.
«Con Febbo non ci sono problemi. I suoi rilievi li ho valutati con attenzione. Ma se poi si ritiene che io non debba, non possa nominare i direttori generali delle Asl beh, questo non è accettabile. Lo dico a Febbo e a tutti gli altri. Come dico che l'emendamento sulla proroga dei commissari io non lo condividevo, sia chiaro. Prima di andare in aula ho riunito il gruppo, e poi la Giunta. Agli assessori ho chiesto di esprimersi sulla terna proposta da Venturoni per i manager di Chieti e L'Aquila: all'unanimità sono stati scelti Zavattaro e Silveri. E allora? I giochetti della vecchia politica a me non interessano. La scelta del candidato alla Provincia dell'Aquila? Rispetto per il lavoro di Piccone e Di Stefano. Valuteremo ogni proposta e il candidato sarà il candidato di tutto il partito. E vincerà».
Davvero ritiene che qualsiasi candidato del Pdl possa vincere? La Pezzopane è un treno.
«Ne sono certo. Vinceremo».

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