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Pescara, 28/04/2026
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Data: 05/01/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Teodoro fuori dalla giunta attacca subito sul bilancio

L'annuncio ha il tono della minaccia: milleduecento emendamenti a testa, già concordati tra Max Pignoli e Vincenzo Di Noi, per sbarrare il passo all'approvazione del bilancio che è necessaria a scongiurare il rischio dell'amministrazione controllata. Sarà questa la prima mossa dei teddyboys dopo la cacciata del loro leader Gianni Teodoro dalla giunta (l'atto di revoca gli è stato fatto recapitare dal sindaco ieri sera a casa, oggi ci sarà la presentazione del neoassessore Alfredo D'Ercole). Come i due consiglieri della Lista Teodoro si regoleranno d'ora in poi lo spiegheranno loro stessi stamattina in una conferenza stampa che Teodoro ha convocato a mo' di provocazione nel suo ormai ex assessorato.
Il defenestramento dell'assessore ribelle s'è consumato mentre buona parte della città era a pranzo. Alla fine è stato il sindaco Luigi Albore Mascia ad attraversare la strada e salire nell'ufficio di Gianni Teodoro. C'è andato con in mano un pacco di ritagli di giornale che raccontavano i diktat e i capricci dell'assessore: in sintesi, le puntate di questa crisi politica che ha paralizzato l'avvio dei cantieri. Non è servito neppure dover origliare dietro la porta sbarrata per capire cosa i due si siano detti: a tratti gli strilli si sono sentiti da fuori, uditi chiaramente anche dai fedelissimi teodoriani di San Donato che affollavano l'anticamera dell'assessorato. Quel «Masci non c'entra», uscito dalla bocca del primo cittadino ha lasciato intuire che per Teodoro la teoria della vendetta del leader di Pescara futura sta in piedi. Carlo Masci, ovviamente, glissa, ma è evidente che l'uscita di scena di Teodoro rappresenti per lui e per Pescara Futura, come anche per ampie porzioni di maggioranza, sia stato un sollievo: per ragioni pratiche (lo sblocco dei cantieri) e politiche (Masci e Teodoro non legano). Non a caso Moreno Di Pietrantonio, del Pd, crede che in conclusione della vicenda «abbia vinto Masci, il sindaco ombra». «Con la collaborazione di Sospiri» aggiunge Del Vecchio.
Il vicesindaco Berardino Fiorilli, sponda Pescara Futura, aiuta a ricomporre il puzzle: «Con Teodoro niente di personale. C'era necessità di dar concretezza a progetti che avevamo a cuore da quando eravamo all'opposizione». L'intreccio della politica ha però pesato eccome: Sospiri ha incassato la nomina a dirigente del suo fidato Tino Taraborrelli (al posto del teodoriano Biase) e pur non condividendo da subito la scelta di D'Ercole come assessore ha di fatto lavorato per evitare che su quella poltrona finisse Armando Foschi, che nel Pdl è vicino ad Alfredo Castiglione. Fatto è che per evitare un cortocircuito nelle segreterie di partito, Albore Mascia è andato avanti di testa propria e con coraggio. E per ora con il sostegno di molti cittadini, stando alle telefonate ricevute.
Mascia ha lasciato Teodoro nel primo pomeriggio con una stretta di mano, «anzi due - ha detto - ma nessuna ricucitura nei rapporti». Teodoro, ha raccontato ancora Mascia, aveva telefonato due volte al sindaco, il 30 e il 31 dicembre per gli auguri, «e il 2 gennaio era anche venuto alla commemorazione di Nino Sospiri ai gesuiti, ma sapeva che non c'erano margini per una sua conferma. «Luigi, se tu mi avessi detto "te ne devi andare" ti avrei apprezzato di più. Sono sicuro che mi cacci perché sono onesto» ha detto Teodoro prima di lasciare il sindaco. Da oggi tra i due sarà guerra.

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