«Continueremo a fare le nostre battaglie di civiltà da dentro la maggioranza valutando volta per volta». Il messaggio fatto arrivare ai giornalisti ieri mattina da Gianni Teodoro ha lasciato intendere un ammorbidimento dell'ex assessore nei confronti del sindaco che l'ha defenestrato. Il contrario di quel che ci si aspettava dopo gli insulti volati nell'incontro a porte chiuse del giorno prima.
Ma su come stiano effettivamente le cose tra Mascia e Teodoro s'intuisce più dal sottaciuto che dall'esplicitamente detto. Sullo strappo tra i due, beghe e litigi a parte, hanno pesato di certo anche i 25 incarichi di responsabile unico del procedimento (rup) assegnati senza confrontarsi in giunta. Senza mai alzare la voce, Teodoro ha ribattuto ieri punto su punto alle contestazioni di sindaco ed ex alleati. Ha iniziato illustrando il documento di revoca dell'incarico (ricevuto solo ieri) con la seguente motivazione: «è venuto meno il rapporto di fiducia», così gli ha scritto il sindaco. «Mi si accusa di non aver fatto partire i cantieri - ha premesso l'ex assessore - ma è stato solo perché non avrebbe avuto senso iniziare i lavori sotto Natale». Teodoro un convincimento ce l'ha e l'ha gridato al sindaco Albore Mascia nel faccia a faccia che ha segnato la rottura. «Mi cacci perchè sono onesto e rispetto le regole». Un Teodoro dunque scomodo in un settore con interessi da milioni di euro e opere appaltate secondo una visione di città non condivisa da Carlo Masci, che Teodoro considera il vero regista di questo suo esonero.
Luigi Albore Mascia ha infine ceduto alle pressioni, silurando l'assessore irascibile, perchè era venuto meno il rapporto umano oltre che di fiducia; e perchè avvertiva l'urgenza di rimettere in moto la città attraverso opere pubbliche utili ad avviare l'annunciato processo di cambiamento e rinnovamento. Pressioni di cui Teodoro sapeva e ciò l'ha portato a mostrare i muscoli per far valere un patto elettorale all'improvviso diventato carta straccia: vero che Teodoro ha due soli consiglieri eletti ma è anche vero che il suo risultato era stato determinante per il successo di Mascia al primo turno. Un peso specifico notevole ma non sufficiente a salvargli la poltrona in giunta. Per ora. Attraverso i suoi due consiglieri comunali Pignoli e Di Noi, Teodoro avverte gli ex alleati che sarà "vigile come una sentinella". Sapendo che all'orizzonte s'addensano nubi minacciose, «legate a vicende giudiziarie che stanno per coinvolgere esponenti della maggioranza» suggerisce Fausto Di Nisio dell'IdV. Se tale ipotesi dovesse risultare vera, allora il peso di Pignoli e Di Noi in aula sarebbe ben più decisivo in fase di approvazione del bilancio (per impallinare il quale i due hanno annunciato migliaia una valanga di emendamenti). Altro che segnale di distensione da parte dei teddiboys. Ci mette del suo anche Antonio Biase, dirigente rimosso: «Ora avrò più tempo per dedicarmi alle stelle» ha detto criptico, spiegando poi: «Rileggerò gli atti legati ai finanziamenti dell'Icra». Messaggio che lascia presagire altri dossier velenosi in procura. Una prima causa, tra l'altro, Biase l'ha già annunciata: su richiesta del sindaco Mascia, a fine agosto, l'architetto-professore ottenne la mobilità dall'ufficio scolastico regionale al Comune; oggi, a sei mesi dalla pensione, si ritrova a spasso: «E' la dimostrazione che il sindaco non mi aveva ingaggiato solo per pochi mesi: e adesso chi mi ripaga?» dice lui. A questo si aggiungono anche le parole di Piernicola Teodoro che sottolinea come «la circoscrizione che amministro, quella di Portanuova, rappresenta mezza città e non lascerò correre al sindaco nessuna questione». Insomma, abituati a catalizzare consensi (soprattutto al quartiere di San Donato) difficilmente i Teodoro staranno buoni nell'angolo in cui sono stati confinati per un regolamento di conti tutto interno alla maggioranza.