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Pescara, 28/04/2026
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Data: 08/01/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Nessun ripescaggio: e Teodoro in Provincia va nel gruppo misto

Di riavere il posto in giunta, per Gianni Teodoro non se ne parla. Del resto lo stesso sindaco Luigi Albore Mascia ha ribadito che con l'ex assessore è venuto meno il rapporto di fiducia, politico e umano. Il sindaco tira dritto e guarda avanti, lasciando ai partiti la possibilità di un eventuale recupero dell'assessore esonerato. Per questo ora i teodoriani rispolverano il rispetto dell'accordo pre elettorale (che però gli stessi alleati, prima ancora che Mascia, hanno stracciato) e annunciano battaglia, pur restando in maggioranza. Battaglia in Comune e in Provincia, dal momento che anche a Palazzo dei Marmi i teddiboys stanno affilando le armi: la notizia del giorno è il loro passaggio dal Pdl al gruppo misto, un modo per prendere ulteriormente le distanze, a dispetto dell'appello alla diplomazia che Maurizio Teodoro, a un passo dall'ingresso nell'Emiciclo, continua a fare al fratello Gianni.
La prima mossa in Comune è nel documento scritto con cui Massimiliano Pignoli e Vincenzo Di Noi chiederanno a Luigi Mascia l'immediato ripristino della "declaratoria". Ovvero chiedono che tornino al settore Lavori pubblici quelle opere da 3 milioni di euro, riguardanti soprattutto l'arredo urbano, che sono state spostate nel settore Ambiente e mobilità. Cioè sotto la competenza del vicesindaco Berardino Fiorilli, cioè sotto la vigilanza di Pescara futura, cioè sotto il controllo di Carlo Masci: il quale, incassato anche l'ingaggio dell'assessore-tecnico Alfredo D'Ercole, risulta il vero vincitore dello scontro che ha messo Teodoro fuori dalla giunta. A prescindere da certe intemperanze caratteriali, che pure nelle precedenti amministrazioni sia di centrodestra che di centrosinistra gli avevano rovinato i rapporti con Carlo Pace e Luciano D'Alfonso, Teodoro è risultato scomodo perché s'è impuntato su quello che a suo dire è stato un «illegittimo svuotamento di competenze».
Operazione che celerebbe motivazioni ulteriori. Appetiti di cui l'ex assessore (costretto nella stanza del gruppo dopo aver perso l'ufficio) non parla apertamente ma che lascia intuire esistano: «E' solo una gestione di potere. Sia io che il dirigente Antonio Biase siamo stati al di sopra di ogni sospetto come la moglie di Cesare. Ma se sono io a farlo notare si potrebbe pensare che lo stia dicendo perché ho il dente avvelenato. Biase è uno che la notte vuole dormire sonni tranquilli perché sulle sue procedure non ci devono essere ombre. C'è stata un'insistenza nel nominare Taraborrelli, ritenuto vicino a Sospiri. Parlo di quel ruolo, strategico, che è stato di Pierpaolo Pescara e che precedentemente era stato di Cirone e di Leombroni: e sappiamo come sia finita (in verità il finale delle vicende giudiziarie è ancora da scrivere, ndr). Sono scandalizzato dalle cose che ho visto. Ma non sta a me spiegare perché siano state riempite così le caselle. I fatti dicono che quando uno è onesto viene mandato a casa. Comunque, se questi signori credono di avermi politicamente eliminato si sbagliano perché i consensi si raccolgono anche rimettendoci il posto pur di portare avanti la trasparenza, la legalità e le proprie idee. Mi sono arrivate tante telefonate di persone che prima non mi votavano e adesso m'hanno detto che saranno dalla mia parte. Ed ora ho tutto il tempo per organizzarmi».
Tra le prime battute di questa riorganizzazione ci sarebbe, come detto, lo spostamento delle tensioni in Provincia col passaggio dal Pdl al gruppo misto creando inevitabilmente scompiglio nella maggioranza.

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