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Pescara, 28/04/2026
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Data: 09/01/2010
Testata giornalistica: Il Centro
D'Ercole in giunta, scoppia la polemica Il centrosinistra: nomina illegittima. Le accuse per una causa pendente e un incarico professionale. Mascia: «Assessore in regola». Cerulli Irelli: «La carica è incompatibile»

PESCARA. Alfredo D'Ercole, il nuovo assessore ai lavori pubblici che ha sostituito Gianni Teodoro nella giunta comunale, è finito nel mirino del centrosinistra. L'opposizione sostiene che la sua carica sia incompatibile per due motivi: una lite pendente, ancora in corso, tra lui e il Comune e un incarico professionale assegnato il 24 dicembre scorso, qualche giorno prima della sua nomina, dallo stesso ente a una società di cui D'Ercole è socio.
I consiglieri del Pd, dell'Italia dei valori e della Sinistra hanno convocato una conferenza stampa e, con carte alla mano, hanno dimostrato le loro ragioni.
CAUSA PENDENTE Il primo punto, su cui il centrosinistra ha sollevato la polemica, riguarda una lite pendente. Ecco la vicenda. D'Ercole, dal 1998 al 2003, all'epoca della seconda giunta Pace, ha ricoperto la carica di direttore d'area tecnica in Comune. Al termine del suo incarico, ha fatto causa al Comune per farsi riconoscere un'indennità di servizio. La sentenza di primo grado ha dato ragione a D'Ercole e ha condannato l'ente al pagamento della somma richiesta. Ma, successivamente, la precedente amministrazione di centrosinistra ha deciso di impugnare in appello la decisione dei giudici e ora la lite è ancora pendente.
Il capogruppo e il consigliere del Pd Marco Alessandrini ed Enzo Del Vecchio ritengono che non possa essere nominato assessore un cittadino che abbia in corso un contenzioso con lo stesso ente. «L'incompatibilità», hanno spiegato, «è prevista all'articolo 63 del Testo unico degli enti locali e confermata in una sentenza della prima sezione della Cassazione del 6 marzo del 2000». L'articolo del Testo unico, riguardante le incompatibilità degli amministratori, dice espressamente che, chi ha una causa pendente con il Comune o la Provincia, non può ricoprire una carica amministrativa di sindaco, consigliere o presidente della Provincia. La sentenza della Cassazione estende tale principio anche agli assessori. «Il sindaco si giustifica dicendo che D'Ercole è appellato e non appellante», ha fanno notare Del Vecchio, «infischiandosene della legge e della giurisprudenza sulle incompatibilità di chi è parte nella lite». «E' del tutto evidente», ha aggiunto il capogruppo dell'Italia dei valori Adelchi Sulpizio, «l'illegittimità della nomina».
«CONFLITTO DI INTERESSI» La seconda contestazione del centrosinistra nei confronti del neo assessore riguarda un presunto conflitto di interessi. Ecco la vicenda raccontata dai consiglieri dell'opposizione. Il Comune ha indetto una gara per la progettazione definitiva ed esecutiva di via Tiburtina per 1,2 milioni di euro. Il 23 novembre scorso, la commissione ha aperto le buste con le offerte. Il 14 dicembre, si è proceduto all'aggiudicazione definitiva al raggruppamento temporaneo di professionisti Studiodercole srl, costituito e registrato dopo qualche giorno. Alla vigilia di Natale, è avvenuta la firma della convenzione, con D'Ercole in qualità di legale rappresentante del raggruppamento. Il 29, è stato presentato il progetto definitivo e, il 30, è stato esaminato e validato dalla giunta. Dopo qualche giorno, D'Ercole è stato nominato assessore. «D'Ercole ha detto che si è già dimesso dall'incarico professionale», ha osservato Del Vecchio, «ma i suoi colleghi proseguono senza porsi la domanda che, probabilmente, in questo modo si sono alterate le regole della gara».
REPLICA DI MASCIA Di parere opposto il sindaco Albore Mascia: «D'Ercole è compatibile, perché lui risulta resistente in questa vicenda». «La nomina del nuovo assessore è perfettamente legittima e non ci sono incompatibilità», ha affermato anche il capogruppo del Pdl Lorenzo Sospiri, «D'Ercole è parte appellata in un contenzioso già vinto in prima istanza, contro il quale la passata amministrazione comunale di centrosinistra ha pervicacemente deciso di presentare appello, impugnando la prima sentenza sfavorevole. In tal caso, l'assessore non può rifiutarsi di rispondere al Comune». Il capogruppo ha proseguito: «Né ci sono incompatibilità per incarichi professionali. Lo scorso 24 dicembre lo studio D'Ercole, in associazione temporanea d'impresa con la società Uteco, di Ferrara, ha stipulato un contratto, dopo aver vinto l'appalto per la redazione del progetto di via Tiburtina». «D'Ercole», ha concluso, «si è dimesso dall'associazione, eliminando ogni conflitto. Saranno gli uffici a decidere se la Uteco, da sola, possa continuare o meno».

Cerulli Irelli: «La carica è incompatibile»
Il docente dà ragione all'opposizione, ecco cosa dice la legge

PESCARA. «La nomina ad assessore di Alfredo D'Ercole è incompatibile». A sostenerlo è anche il professore e avvocato Vincenzo Cerulli Irelli, noto esperto di diritto amministrativo. Il docente dà ragione al centrosinistra per ciò che riguarda l'incompatibilità causata da una lite pendente. «Una norma del Testo unico degli enti locali», spiega Cerulli Irelli, «dice espressamente che un amministratore non può ricoprire una carica pubblica nello stesso ente in cui abbia una causa pendente». Sarebbe, dunque, il caso di D'Ercole. L'amministrazione comunale fa notare, tuttavia, che l'assessore si trova nella posizione di appellato e non di appellante e non è stato quindi lui a promuovere la causa in appello. Ma Per Cerulli Irelli la regola non cambia. «Non c'entra nulla il fatto che sia un appellato, ha comunque una causa pendente con l'ente», fa notare il professore.
La norma cui fa riferimento l'avvocato amministrativista è l'articolo 63, che recita così: «Non può ricoprire la carica di sindaco, presidente della Provincia, consigliere comunale, provinciale o circoscrizionale, colui che ha una lite pendente, in quanto parte di un procedimento civile o amministrativo, rispettivamente, con il Comune o la Provincia».
«Questa norma», spiega Cerulli Irelli, «se ricordo bene, è applicabile anche agli assessori». C'è, tra l'altro, una sentenza della prima sezione della Cassazione civile, del 6 marzo 2000, che fa chiarezza su questo punto, estendendo di fatto il principio delle incompatibilità anche ai collaboratori del sindaco nella giunta. «Il soggetto estraneo alla compagine consiliare», si legge nella sentenza, «che venga dal sindaco nominato assessore, deve essere in possesso dei requisiti di compatibilità ed eleggibilità alla carica di consigliere comunale».
In base a questo principio, all'assessore si applicano le stesse regole riguardanti le incompatibilità per il sindaco, presidente della Provincia e consigliere. «Se l'assessore risulta incompatibile», conclude Cerulli Irelli, «il sindaco deve revocare l'incarico». (a.ben.)

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