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Pescara, 28/04/2026
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Data: 10/01/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
La riforma fiscale - Pressing serrato sul Tesoro: riforma per ridurre le imposte Il premier: intervento strutturale ma non a fine legislatura

ROMA - Ha fretta, Silvio Berlusconi, e non lo manda a dire. Vuole impostare una tabella di marcia per arrivare al più presto, e non a fine legislatura, ad una riforma fiscale che, a suo giudizio, inevitabilmente dovrà portare ad una riduzione della pressione fiscale. Il «sogno» di Berlusconi, sarebbero le due aliquote (23 e 33) con un'ampia detax-area. L'annuncio Berlusconi lo fece a Verona nel maggio del '99 e lo ribadì nell'ormai famoso contratto con gli italiani del 2001. D'altra parte l'argomento-giustizia, specie nella parte che interessa il premier, rischia di uscire dal dibattito politico a metà febbraio con il varo dei provvedimenti che dovrebbero metterlo in sicurezza, e già sui muri delle principali città il Pd ha riproposto in versione polemica il manifesto "Meno tasse per tutti", con il quale nel 2001 Berlusconi vinse le elezioni.
Ieri l'altro Giulio Tremonti aveva lasciato Arcore dopo un paio d'ore di faccia a faccia, convinto di aver persuaso il premier sulla necessità di procedere sulla riforma fiscale e sull'abbassamento delle tasse con «estrema cautela» e con «il più ampio consenso». Passano pochi minuti e Berlusconi alza il telefono e conferma proprio a "Repubblica" - quotidiano con il quale ha avuto nei mesi scorsi un rapporto non certo facile - che intende recuperare il progetto delle due aliquote. «Stiamo studiando con Tremonti tutte le possibilità per realizzarlo», spiega sereno il premier. Ancora una volta è toccato ieri a Paolo Bonaiuti far da filtro tra le esuberanze del premier e il rigore del superministro dell'Economia, che non ha gradito, con una serie di precisazioni che si aggiungono a quelle di qualche giorno fa seguite ad un analogo annuncio sempre del Cavaliere.
Tremonti teme fughe in avanti e guarda con preoccupazione la spesa per interessi sulla mole di debito pubblico. Ma Berlusconi, sondaggi alla mano e regionali alle porte, ha però l'esatta percezione delle attese del suo elettorato che sembra aver già metabolizzato il taglio dell'Irap, la cancellazione dell'imposta di successione, mentre avverte il morso della crisi economica e di una pressione fiscale aumentata per colpa delle addizionali locali e regionali. Senza contare che Francia e Germania hanno aperto l'anno con un consistente pacchetto di sgravi fiscali e che quindi potrebbero intercettare meglio la pur flebile ripresa economica di quest'anno. Inoltre se nelle intenzioni del premier la rifoma del fisco dovrebbe servire ad abbassare la pressione, mentre per il Tesoro sorgerebbero nuovi guai se il gettito dovesse diminuire.
Comunque sia sul tavolo di Arcore giacciono da giorni simulazioni di possibili tagli di Irpef con relative ipotesi di aumento dell'Iva per alcuni generi di consumo. Nel pranzo di ieri l'altro Berlusconi ha convenuto con Tremonti sull'esigenza di perseguire non la strada di interventi episodici ma quella di una riforma strutturale del fisco. Sui tempi entro i quali dare qualche segnale non c'è però ancora molta chiarezza tra i due. Un punto però Berlusconi lo ha sottolineato più volte con il ministro dell'Economia: «Vanno bene le consultazioni con le parti sociali e con le opposizioni, ma sulla riforma fiscale decide la maggioranza e fa fede il programma di governo». Come dire che il tema del fisco non può entrare nel confronto con Pd e Udc che si sta faticosamente avviando sulla riforma della giustizia e sulla bozza-Violante.
Comunque sia domani il premier tornerà a Roma e, oltre al vertice sulla giustizia e all'incontro con il Capo dello Stato, dovrà anche mettere a punto la risposta da dare ai ministri che pretendono parte del gettito dello scudo fiscale.

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