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Pescara, 28/04/2026
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Data: 10/01/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
La riforma fiscale - Scontro sulle due aliquote. L'Udc: lo diceva 16 anni fa. Pd: così si premiano solo i ricchi. Pdl: no, c'è sintonia con il Paese

ROMA - All'opposizione non piace la rivoluzione fiscale di Silvio Berlusconi il quale ha proposto, entro la fine della legislatura, di semplificare la tassazione sui redditi con due sole aliquote, al 23% e al 33%. Dal Pd arriva un no secco. «E' sbagliata, perchè aiuta i ricchi» taglia corto Pierluigi Bersani, segretario dei democratici, il quale accusa il governo di aver cambiato strategia, «fino a un mese fa abbiamo parlato di abolizione dell'Irap». Incalza: «Passiamo dalle chiacchiere ai fatti, venga in Parlamento». Altrettanto ironico il responsabile economia, Stefano Fassina: è dal '94 che Berlusconi promette imminenti rivoluzione, se vuole abolisca gli Studi di settore. Ma anche l'Udc, con Pier Ferdinando Casini, è sulla stessa lunghezza d'onda: «Parla di due aliquote, come 16 anni fa. Vediamo se le realizzerà alla fine della legislatura. Non cerchiamo scorciatoie, che uno risponda di quello che ha promesso agli italiani».
Se le opposizioni sono schierate contro la rivoluzione voluta dal premier, dal Pdl arriva un consenso anche se non si levano molte voci a favore. D'altronde l'ipotesi di Berlusconi sta per essere messa a punto, non è ancora sbocciata con una formulazione completa. Plaudono Maurizio Gasparri («La sinistra dovrà misurarsi con le nostre scelte»), Gianfranco Conte, presidente della commissione Finanze della Camera («può essere un progetto di legislatura»), Capezzone («E' in sintonia con il Paese reale, con le famiglie e le imprese») e Anna Maria Bernini. Secondo la portavoce vicaria del Pdl, «il fisco dalla mano leggera ed a misura di contribuente non è un miraggio, ma un preciso impegno di questo governo che, nonostante la crisi planetaria e diversamente da altri Paesi, non solo europei, ha messo gli italiani al riparo da nuovi pesi contributivi». La Lega non si fa sentire. C'è soltanto Roberto Calderoli che invita a guardare con più incisività al federalismo e a dare vita «ai decreti attuativi che sono già un ottimo strumento per mettere in moto la riforma fiscale». Calderoli confida comunque sulle «idee chiare» di Berlusconi e Tremonti.
Ben diverso il ragionamento delle opposizioni. Vincenzo Visco, ex ministro del governo Prodi, intervistato dall'Ansa, afferma che l'ipotesi «suona come propaganda, ci sono le elezioni regionali...» Ma non la promuove nemmeno nel merito dei contenuti: costerebbe «tra un punto e mezzo e due punti di Pil» per cui sarebbe meglio spendere quei soldi «per ristrutturare l'Irpef, occupandosi degli incapienti, dei figli a carico e abbassando le imposte sul lavoro dipendente». Antonio Di Pietro la prende con ironia: «La settimana prossima, invece di discutere di leggi ad personam, Berlusconi porti in Parlamento la ridistribuzione dell'equità fiscale e noi dell'Italia dei valori voteremo a favore». Per Massimo Donadi, Idv, da troppi anni il Cavaliere promette riforme fiscali, «non lo farà neanche nel 2010 perchè la sua vera priorità è una riforma della giustizia o una legge che gli garantisca l'immunità». Per Pino Sgobio, Pdci, «è la solita solfa, fatta di annunci e propaganda». E di propaganda parla pure la Cgil. Agostino Megale, segretario confederale Cgil, vuole presentare «lunedì le nostre proposte, chiedendo l'avvio di un tavolo con l'obiettivo di realizzare 100 euro medi al mese di riduzione delle tasse su redditi da lavoro e da pensione».


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