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Pescara, 28/04/2026
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Data: 11/01/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fisco, parte il confronto sulla riforma. Alemanno: meglio il quoziente familiare. La Cgil apre: subito un bonus da 500 euro (Le aliquote in vigore - Vedi tabella)

ROMA Il governo non tentenna sulla riforma del fisco. I ministri sono d'accordo nel portare avanti il vecchio progetto di Tremonti del '94, che allora si dovette accantonare e ora Berlusconi ha detto di voler concludere: due sole aliquote al 23 e 33 per cento, un fisco più sopportabile ma anche più esigente. Solo la voce del sindaco di Roma, Alemanno, si alza per chiedere che la riforma delle aliquote venga condizionata ad un'altra, a suo avviso più urgente, priorità: quella del quoziente familiare. Ma, ieri, restava una voce isolata. Il primo a pronunciarsi a favore è Renato Brunetta che la riforma la «auspica. Condivido afferma la cautela del ministro dell'Economia di mettervi mano con grande attenzione alla sostenibilità dei conti pubblici». A queste condizioni si può fare, certo, entro la fine della legislatura e, aggiunge il ministro della Pubblica amministrazione, «Tremonti ha in mente anche altro in termini di semplificazione, di migliore tassazione dei consumi. Noi spiega tassiamo troppo i redditi e troppo poco i consumi. Laddove i beni invece sono consumati anche da chi invece non dichiara. Tassare meglio i consumi vuol dire più equità». Dopo Brunetta parla Roberto Maroni che a SkyTg24 confida di condividere la proposta. «So che ha suscitato molte reazioni positive e negative, ci sono pro e contro in ogni cosa, ma in questa fase economica può far ripartire l'economia».
L'idea della riforma piace anche al ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi: «Tutti siamo impegnati su questo fronte della battaglia fiscale: la sua realizzazione sostiene riguarderà la seconda parte della legislatura». Finora, afferma Rotondi, la crisi ha spostato in avanti qualche obiettivo, come ad esempio il quoziente familiare ma il governo intende «procedere sulla strada dell'impegno assunto con gli elettori con la riduzione della pressione fiscale per rilanciare l'economia e lo sviluppo». La maggioranza, dunque, si presenta compatta e il portavoce del Pdl, Capezzone, parla di «evento storico per le famiglie e le imprese e segnerà un nuovo rapporto, più limpido, meno vessatorio, tra Stato e cittadino». Solo il sindaco di Roma, Alemanno, fa sentire la sua voce per chiedere a Berlusconi «di fare una riflessione sulla riforma fiscale per anteporre alla riduzione delle aliquote il quoziente familiare che deve diventare il primo obiettivo della riforma fiscale».
Dall'opposizione ha già parlato, sabato, Bersani per dire che «la proposta è sbagliata e porta troppi soldi verso i richi». Scettico il responsabile economia del Pd, Stefano Fassina, che dice: «Il governo vanta una storia infinita di promesse non mantenute, non è credibile». Ieri, invece, Linda Lanzillotta (Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli) ha teso una mano dicendo apertamente che «se dopo 15 anni di annunci, Tremonti finalmente porterà in Parlamento una riforma fiscale ispirata ai principi di semplificazione e di riduzione del peso delle tasse sui redditi da lavoro e di impresa, la esamineremo con spirito di collaborazione». Più critico Luca Volonté (Udc): «Non sono i numeri delle aliquote che riducono le tasse degli italiani, è ridicolo questo discorso. Si discuta esorta sui risparmi netti e sui vantaggi per pensionati e famiglie con figli». E la Cgil va al sodo: entro marzo chiede bonus da 500 euro a persona, per sostenere i consumi. E poi, taglio dal 23 al 20% della prima aliquota fiscale a vantaggio delle fasce di reddito più deboli.

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