ROMA Un taglio solo annunciato e un altro già formalizzato. E pochi margini di manovra in molte Regioni, che anzi rischiano seriamente di dover chiedere altri soldi ai contribuenti. Il fisco entra nella campagna elettorale, ma i "governatori" o aspiranti tali non hanno grandi possibilità di allettare i propri cittadini con la promessa di riduzioni delle tasse. L'addizionale Irpef è forse, tra le leve tributarie in mano alle Regioni, quella più facilmente riconoscibile dall'elettore medio. In attesa del federalismo fiscale, funziona ancora in base alle regole introdotte una decina di anni fa. In pratica, è composta di due voci: c'è una quota fissa, pari allo 0,9 per cento dell'imponibile dell'Irpef nazionale e non riducibile, a cui le Regioni possono poi aggiungere un ulteriore prelievo fino allo 0,5 per cento, eventualmente modulato per scaglioni di reddito. Si oscilla insomma tra lo 0,9 e l'1,4 per cento. Il versamento anche per i lavoratori dipendenti è ritardato: la trattenuta in busta paga avviene nell'anno successivo a quello di riferimento.
Per l'anno 2010 saranno sette le Regioni che chiederanno un'addizionale pari al minimo dello 0,9 per cento. Sei lo facevano già negli anni scorsi; ad esse si è aggiunta la Puglia che ha già messo nero su bianco la decisione in un testo di legge. In Veneto invece il taglio è stato annunciato dal presidente uscente Galan, ma non risulta ancora formalizzato anche a seguito delle turbolenze della campagna elettorale e forse a questo punto può essere considerato in bilico.
Sei Regioni hanno scelto una soluzione intermedia, con un prelievo differenziato per scaglioni di reddito sempre all'interno della fascia 0,9-1,4 per cento: più contenuto per i redditi bassi, più alto per quelli elevati.
Nel resto d'Italia si paga invece l'1,4 per cento uguale per tutti. Nella maggior parte dei casi è una scelta obbligata dalla legge, come mezzo per ripianare i deficit sanitari. Per le Regioni in questa situazione, Lazio, Campania, Sicilia, Calabria Molise e Abruzzo, c'è ora la possibilità concreta di sfondare anche questo tetto. In realtà questa eventualità era già prevista da norme in vigore, che addirittura imponevano un aumento senza limiti, fino al ripianamento del disavanzo. Una specie di bomba atomica che nessuno ha mai avuto il coraggio di innescare. Più realisticamente, la Finanziaria appena approvata prevede, oltre il mantenimento dell'attuale aliquota massima, un ulteriore incremento automatico dello 0,3 per cento per chi trovandosi in deficit non rispetterà gli impegni di risanamento. In questa forma la punizione fiscale potrebbe concretamente scattare, insieme ad altre penalità come la decadenza automatica dei dirigenti di assessorati, aziende sanitarie e ospedali.