SCATTANO le denunce per i 150 autisti che si sono rifiutati di salire sui bus e per i segretari dei sindacati che hanno firmato il volantino che da lunedì scorso ha innescato lo sciopero selvaggio. Il presidente dell'Amat, Mario Bellavista, assicura il pugno duro per fermare una protesta «inaccettabile nei modi e nei tempi». Una protesta che è soltanto l'ultimo episodio anomalo in un'azienda sempre in preda ai veleni interni: scontri tra i sindacati, attentati incendiari, un'officina che non funziona con decine di mezzi fermi anche perché manca un parabrezzae commissioni d'indagine chiamate a far luce su presunti abusi all'ufficio sinistri. La tensione in azienda è alta, e da tempo. Di certo c'è che allo sciopero selvaggio di questi giorni, il presidente Mario Bellavista ha deciso di rispondere a muso duro. Ieri ha convocato i sindacati in due tavoli distinti, visto che le sigle sono spaccate (Cgil e Cobas da una parte, Cisl, Uil, Ugl e Cisal dall'altra). Ai sindacati Bellavista ha annunciato che consegnerà oggi alla Digos una denuncia «per interruzione di pubblico servizio» con l'elenco dei 150 dipendenti che lunedì e ieri si sono rifiutati di salire sui bus e il volantino firmato da alcuni sindacati che ha scatenato la protesta. Le sigle sindacali Uil, Cisl e Ugl non si sono sedute al tavolo con l'azienda: «Bellavista non ci ha ricevuto, così domani (oggi, ndr) distribuiremo un volantino tra i dipendenti mettendo nero su bianco l'atteggiamento arrogante della dirigenza», dice Piero Urso, della Uil, che ricorda come «la protesta dei lavoratori sia spontanea». «I quattro sindacati che hanno promosso l'iniziativa hanno disertato il tavolo immotivatamente», ribatte Bellavista. Ma gli autisti, alle prese con il taglio degli straordinari scattato il primo gennaioe un rinnovo del contratto integrativo in discussione da oltre un anno, anche oggi minacciano di non salire sui mezzi nona norma, facendo leva su un fatto incontestabile: il parco vetusto dell'Amat. L'azienda da anni non acquista nuovi bus. Il risultato è che dal 2005 al 2009 l'Amat ha aperto 97.826 commesse esterne e all'officina interna per riparare guasti. Il che significa, considerato che il parco mezzi dell'Amia è formato da 542 autobus, che ciascun bus si è fermato in media 179 volte. Bellavista sostiene che ci sono pochi meccanici in officina e ha chiesto nuove assunzioni. Ma quanti sono gli addetti all'officina? Ci sono 85 meccanici, 2 saldatori, 30 elettricisti, 4 collaudatori, 27 carrozzieri, 7 gommisti, 2 manovratori e 9 operai generici. E, ancora, ci sono 3 responsabili, 7 capi dell'unità tecnica, 12 capo operatori e 47 operatori tecnici. Un personale, che nonostante i numeri non certo piccoli, a detta del presidente «non è sufficiente», e così rimangono fermi in officina oltre 200 mezzi anche per guasti banali, come la mancanza di un parabrezza. La protesta di questi giorni, quindi, parte dalla scarsa efficienza dei mezzi. Ma a questo si aggiunge una stagione di veleni che va avanti da tempo è che vede alcune sigle sindacali in netto contrasto con la dirigenza. Una stagione che ha portato alle denunce di Bellavista, tre mesi addietro, perché è stato trovato attak nei lucchetti di quattro armadietti degli operai dell'officina ed è stato dato fuoco a tre quadri elettrici nel parcheggio del Car sharing. Il mese precedente un'auto di un sindacalista della Cgil è stata bruciata. La tensione è quindi alta da molto tempo. Anche perché, pochi giorni dopo il suo insediamento, Bellavista ha messo in piedi una commissione d'indagine su alcuni presunti abusi all'ufficio sinistri, diretto in passato dal segretario della Uil trasporti Pippo Governale. Ieri Cgil e Pd hanno chiesto a Bellavista di andare dal Prefetto per denunciare la situazione interna dell'azienda. «Che la salute del parco mezzi sia alquanto precaria è una cosa risaputa da tempo, appare strana la tempistica della protesta - dice il capogruppo del Pd a Sala delle Lapidi, Davide Faraone - Sull'ufficio sinistri Bellavista deve andare fino in fondo». «Il presidente deve denunciare quanto sta 13/01/2010 3 Pag. La Repubblica PALERMO La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato RASSEGNA DEL 13/01/2010 - Rassegna Stampa 12/01/2010 - 13/01/2010 7 avvenendo in azienda al Prefetto», dice il segretario della Filt Cgil, Tanino Bonavia.