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Pescara, 28/04/2026
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14/01/2010
Il Centro
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Tasse, la retromarcia di Silvio: niente tagli. Due giorni di proclami, poi: «La situazione di crisi non permette di ridurre le imposte» |
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Opposizioni all'attacco: un modo irresponsabile di comunicare e anche di governare, dice Bersani ROMA. Non ci sono i soldi per abbassare le tasse, per introdurre il quoziente famiglia e tagliare l'Irap. E' durato un paio di giorni l'impegno assunto dal premier Berlusconi di riformare il sistema fiscale. «L'attuale situazione di crisi non permette assolutamente la riduzione delle imposte». Così spiega il presidente del consiglio durante una conferenza stampa. E Tremonti rincara la dose annunciando che l'Irap resterà «perché ora è difficile tornare indietro». Berlusconi aveva illustrato la sua decisione di voler riformare le attuali aliquote solo lunedì (Il Giornale aveva persino parlato di «nuovo contratto con gli italiani») ma ora, vista la realtà della situazione dei conti pubblici, sembra aver cambiato parere: «Nessuno ha parlato di aliquote» afferma, ma per cambiare il sistema «ci vuole un anno e forse più» e sarà «un'impresa lunga e dura». Affermazioni duramente contestate dall'opposizione. «Quando si parla di interventi per le famiglie e il lavoro, la crisi non c'è. Quando si parla di ridurre le tasse la crisi c'è. Quando si tratta di far propaganda si fa la riforma fiscale, quando si tratta di passare all'atto pratico si fa la giravolta» attacca Pier Luigi Bersani, segretario del Pd. Tocca a Giulio Tremonti spiegare il perché del cambio di opinione del governo: «Dobbiamo studiare seriamente, non possiamo fare stupidate o follie, siamo in una fase economica molto complicata, abbiamo il terzo debito pubblico del mondo e non la terza economia» conferma il ministro dell'Economia. La riforma del sistema fiscale sarà comunque «oggetto di discussione»: si tratta di un sistema «complicato», dove ci sono «più di 140 modi di prelevare e dedurre», e anche datato perché «è stato disegnato negli anni 60 e messo in legge nel 1971-1973». Il cambio di atteggiamento del governo spinge l'opposizione all'attacco. «E' un modo irresponsabile di governare e di comunicare al Paese» dice Bersani. Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, accusa Berlusconi di essere «un imbroglione» e di aver «preso in giro gli italiani fino a ieri dicendo loro che avrebbe provveduto a ridurre le tasse e ad introdurre il quoziente familiare». Si chiede Di Pietro: «Può un bugiardo fare il presidente del Consiglio?». Duri i comunisti: il premier «affama le famiglie» tuona Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista mentre per Pino Sgobio del Pdci, Berlusconi pensa «che gli italiani sono fessi». Molta delusione dai sindacati che pure avevano criticato la proposta della semplificazione del sistema su due aliquote. Per Guglielmo Epifani non ci sono scusanti, «bisogna ridurre le tasse a partire da quest'anno». Per il segretario della Cgil «non è accettabile che un giorno si dica una cosa e un altro si dica il contrario, e sopratutto che i lavoratori e i pensionati paghino sempre più tasse». Il tempo per invertire la rotta c'è ancora secondo il leader della Uil, Luigi Angeletti: «Prima di arrivare a frettolose conclusioni circa una presunta impossibilità di ridurre le tasse, il premier ascolti le nostre proposte su come reperire risorse per tagliare le imposte con conseguenze positive per l'intera economia». Sarebbe un errore far slittare la riforma anche per il segretario della Cisl Raffaele Bonanni che invoca «tasse più basse attraverso minori aliquote per i lavoratori e i pensionati che garantiscono l'82% dell'intero gettito». Le risorse si trovano recuperando «i 150 miliardi di euro che vengono evasi».
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