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Pescara, 28/04/2026
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Data: 14/01/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
D'Alfonso: al capolinea anche il caso urbanistica. Grossi nomi tra i venti che rischiano il rinvio a giudizio

Arriva al capolinea anche l'ultimo stralcio dell'inchiesta sull'ex sindaco di Pescara, Luciano d'Alfonso. Parliamo dell'inchiesta sull'urbanistica e più precisamente su quella ventina di accordi di programma dei quali soltanto tre vennero poi effettivamente conclusi.
Il Pm Gennaro Varone, che ricevette lo stralcio dal pool (Mennini, Di Florio, Bellelli) subito dopo gli arresti di D'Alfonso & company, proprio per dare maggior forza all'inchiesta che lo stesso Varone stava conducendo, decise di non utilizzarlo ed ecco il perché arriva a conclusione soltanto oggi. Gli indagati sono una ventina e fra questi sicuramente sono rimasti D'Alfonso e il suo braccio destro, il dirigente Guido Dezio. Ma ben tredici personaggi sarebbero usciti dall'inchiesta visto che dagli iniziali 33 indagati si è arrivati all'avviso di conclusione delle indagini soltanto per venti persone. L'attesa è dunque per conoscere i nomi degli esclusi, di quelli che sono riusciti a "salvarsi". Un'attesa che riguarda innanzitutto l'attuale presidente della Provincia, Guerino Testa, che si è ritrovato coinvolto nell'inchiesta per un contributo elettorale di 400 euro non registrato. Ma in attesa c'è anche un altro personaggio eccellente, la cui posizione è sempre stata comunque più delicata, e cioè l'ex arcivescovo Francesco Cuccarese. Ed è proprio a causa sua, o per meglio per salvare la Curia dal fallimento e in particolare la Fondazione In Veritate et Charitate (3 milioni e mezzo di euro di debiti con la Caripe), che D'Alfonso rimane imbrigliato in questo ennesimo procedimento. La storia è legata al ruolo di mediatore svolto dall'allora sindaco per far sì che il costruttore Enio Chiavaroli si accollasse i debiti della Fondazione in cambio della stipula di un preliminare di vendita con il quale La Maiella srl, una sua società, si accollava l'intero debito e prometteva di acquistare diversi terreni della Ivec che sarebbero poi stati inseriti nella proposta di programma integrato della Montedil-Caldora per edificare una vasta zona di circa 170 mila metri quadri. Ma tra gli indagati iniziali c'erano anche Licio Di Biase, l'ex assessore comunale Tommaso Di Biase, Vincenzo Dogali oltre a funzionari del Comune quali Gaetano Silveri e Paolo Marotta. Ma anche imprenditori di primo piano come D'Andrea, Lamante, Losi, Primavera. E proprio a quest'ultimo è legato il secondo episodio contestato a D'Alfonso: un episodio di presunta corruzione per l'utilizzo di un fondaco del costruttore che l'ex sindaco occupò per alcuni mesi per il suo partito, la Margherita. Ma molti di questi personaggi potrebbero essere stati stralciati dall'inchiesta per finire in un'altra richiesta, ma di archiviazione. L'inchiesta sull'urbanistica è stata comunque molto travagliata. Venne iniziata dal Pm Aldo Aceto che poi chiese l'appoggio del pool (Mennini, Bellelli, Di Florio), per poi presentare autonomamente una richiesta di diversi arresti per D'Alfonso e altri che non venne nè condivisa nè tantomeno sottoscritta dai colleghi. Dopo la partenza per Larino di Aceto il pool proseguì l'indagine fino a quando non venne deciso il mega stralcio per supportare l'inchiesta di Varone che nel frattempo aveva fatto arrestare D'Alfonso.

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