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Pescara, 28/04/2026
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Data: 15/01/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso le amministrative - L'Aquila, decide Berlusconi. Le candidature avocate da Roma, Del Corvo traballa

PESCARA - Undici mesi di scontri e di litigi, lettere e cazzotti, squilli ignorati e deputati sbeffeggiati liquidati in dieci righe: «Piena soddisfazione per la ritrovata sintonia e per il clima di serena collaborazione» ha espresso ieri il Pdl abruzzese in una nota scritta alla fine del vertice romano con i coordinatori nazionali, pace e sorrisi nel centrodestra dopo le «recenti incomprensioni» purtroppo «ampliate dagli organi sella stampa locale». Colpa dei giornali se il Pdl è diviso e rissoso, se Giuliante attacca Piccone e se i dissidenti vengono ignorati e le loro telefonate pure, colpa dei giornalisti se Chiodi e Di Stefano litigano per i manager e se Febbo chiede la verifica alla Regione, sostiene il Pdl. Colpa della polvere che purtroppo non finisce sotto il tappeto.
La ritrovata unità probabilmente costerà a Piccone e Di Stefano la candidatura di Del Corvo alla Provincia dell'Aquila, diventata più difficile da difendere dopo la classifica del Sole 24 ore che premia la Pezzopane: sarà Silvio Berlusconi a decidere il nome del competitor, perchè così è previsto dallo statuto e perchè L'Aquila è una piazza troppo importante per lasciarla in mano ai coordinatori regionali e guai a perderla. Più blindata la candidatura di Di Primio a Chieti, «se cambiassimo cavallo comprometteremmo la vittoria», dice secco Fabrizio Di Stefano. Ma Piccone non molla, proprio per niente: «In questi giorni metteremo a punto una rosa di nomi da sottoporre al presidente, ma non è assolutamente vero che la candidatura di Del Corvo adesso sia più debole».
Attacchi a testa bassa ieri a Roma nei confronti del senatore di Celano, alla presenza dei parlamentari abruzzesi (unico assente Paolo Tancredi), del presidente Gianni Chiodi e del coordinatore nazionale Denis Verdini. E' stato Daniele Toto a parlare per primo, e dopo di lui uno alla volta sono sfilati i dissidenti: il ruolo dei parlamentari, la mancanza di dialogo con il vertice regionale, le scelte non condivise, le nomine sbagliate, i criteri per la indicazione delle candidature, la promozione degli amici, la gestione del partito spesso affidata a un estraneo come Gaetano Quagliariello: i dissidenti non hanno risparmiato nulla a Filippo Piccone ed è toccato alla fine a Denis Verdini indicare la rotta per il Pdl abruzzese, quattro punti da memorizzare in fretta e senza discutere perchè il passato è passato ma nel futuro c'è un grosso punto interrogativo, la sfida dell'Aquila. Quindi scelte condivise da tutti i parlamentari e non soltanto dai senatori, Chiodi membro effettivo del partito, un tavolo allargato ai parlamentari e, quarto punto, niente più errori sulle nomine, prescrive Verdini. Come quella del difensore civico, per esempio. Piccone promette: risponderò a tutti (al telefono) e sarò più presente nel territorio. Sbagli non se ne può permettere più, adesso gli occhi dei coordinatori nazionali sono puntati sull'Abruzzo. Tenterà fino all'ultimo di strappare a Berlusconi il vialibera per Del Corvo, ma la sua è una corsa in salita.
Di rimpasto alla Regione invece per ora non se ne parla più. «Non è all'ordine del giorno», chiarisce Piccone. «Se ne parlerà dopo le elezioni regionali», concede Di Stefano, per garantire un posto all'Udc e una poltrona in giunta alla città dell'Aquila, che sia Giuliante o Ricciuti o De Matteis. Adesso meglio tenere le bocce ferme: facendo un rimpasto si farebbe contento uno e scontenti cento, meglio non rischiare. Con la logica della promessa invece il Pdl si terrà buona un sacco di gente. Sorrisi e sviolinate fino a primavera, poi si vedrà. I dissidenti? «Non chiamiamoli così, le loro sono esigenze di maggiore partecipazione e visibilità giuste e condivisibili», dice un resettato Piccone. Miracoli romani, miracoli delle elezioni.

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