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Pescara, 28/04/2026
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Data: 15/01/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Urbanistica, lo scandalo diventa bipartisan. Verso il processo anche 4 esponenti dell'attuale maggioranza. Esce di scena l'ex assessore Di Biase

Nell'inchiesta sull'urbanistica, quella che ha contribuito a cancellare la giunta di Luciano D'Alfonso, oggi c'è molto più centrodestra che centrosinistra. Fra i politici coinvolti, che figurano nell'avviso di conclusione delle indagini dello stralcio sugli accordi di programma, ultima tranche della tangentopoli dei nostri giorni, oltre all'ex sindaco ci sono tre esponenti del centrodestra attuale e un ex consigliere che era passato al centrodestra durante la precedente legislatura e cioè Nicola Ferrara. Gli altri sono l'attuale presidente del consiglio comunale, Licio Di Biase (Udc), e due consiglieri comunali (anche loro Udc), Vincenzo Dogali e Giuseppe Bruno, tutti accusati di corruzione e Dogali anche di concussione. E poi c'è il partito degli imprenditori. Il più corposo, con i big del mattone onnipresenti nelle ultime inchieste di Pescara e di Montesilvano, visto che molti li ritroviamo anche nell'inchiesta "Ciclone": se vogliamo, la vera anima nera di queste inchieste. E qui l'elenco è lungo e comprende Dino e Giovanni Di Vincenzo, Alfio Sciarra, Franco Lamante, Lorenzo Di Properzio, Michele D'Andrea, Franco Olivieri, Enio Chiavaroli, Nicola Di Mascio, Alessandro Di Carlo, Nicandro Buono e Aldo Primavera. Quest'ultimo è quello che avrebbe inguaiato più di tutti non soltanto D'Alfonso, ma anche Di Biase, Ferrara e Bruno visto che nell'imputazione il Pm Varone scrive che il costruttore avrebbe "comprato" il loro voto favorevole affinchè sostenessero l'approvazione dell'osservazione al piano regolatore adottato nel luglio del 2004 per rendere edificabile un terreno di via Terra Vergine che era zona verde. Primavera avrebbe poi "comprato" il voto dei tre consiglieri anche per quel terreno nei pressi della pineta D'Avalos che era destinato a parcheggio e verde pubblico. Si parla di cifre che vanno dai 1.000 ai 6.000 euro. L'unica ipotesi di concussione per D'Alfonso arriva sempre con Primavera. E si tratta di una sorta di condizionamento che l'ex sindaco avrebbe fatto (è questa la suggestiva ricostruzione del magistrato) nei confronti del costruttore per costringerlo a versare soldi a lui e al suo entourage, in cambio di favori con gli accordi di programma. Denaro in contanti che non viene però quantificato: «...decine di migliaia di euro - scrive il Pm - tenuto conto dei commenti (intercettati) di Primavera accertati in altre inchieste, definiti "ridicoli" rispetto a quelli che egli stesso aveva dovuto versare a D'Alfonso: per la carriera, il partito e per lui stesso»; e poi 4.000 euro di contributo alla Margherita; computer e televisori per la sede di partito; e la disponibilità di un immobile utilizzato quale sede di partito. Primavera deve rispondere anche di istigazione alla corruzione per aver offerto 30 mila euro o un appartamento a prezzo di costo al consigliere Fausto Di Nisio per quanto riguardava l'accordo di programma di via Scarfoglio. E poi ci sono i 50 mila euro versati da Di Properzio (dove D'Alfonso sta insieme a Guido Dezio) e i 5.000 euro versati da D'Andrea. Molti dei capi di imputazione riguardano invece sempre Licio Di Biase e i suoi rapporti con Franco Lamante e Alfio Sciarra. Quale membro della Commissione edilizia avrebbe, secondo l'accusa, «perorato l'approvazione delle istanze edilizie facenti capo a Lamante e agli interessi imprenditoriali di quest'ultimo e dei suoi familiari». Le intercettazioni documentano promesse tipo "sto cercando di farti andare avanti la pratica senza i vari passaggi in commissione" o "via Gran Sasso la seguo io, man mano che andranno avanti i lavori in commissione". La concussione contestata a Dogali, invece, Chiudono l'elenco degli indagati il dirigente comunale Gaetano Silverii e il geometra comunale Paolo Marotta. Escono di scena da questa inchiesta, ma per proseguire con un procedimento a parte, l'arcivescovo Francesco Cuccarese, Luciano Carrozza e il commercialista Possanzini. Verso l'archiviazione vanno invece l'attuale presidente della Provincia Guerino Testa, l'imprenditore della sanità Luigi Piegangeli e l'ex assessore Tommaso Di Biase.

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