PESCARA. Un intreccio di interessi tra big del mattone ed esponenti di spicco della politica, a partire dall'ex sindaco Luciano D'Alfonso e dell'attuale presidente del consiglio comunale dell'Udc, Licio Di Biase, per pilotare gli accordi di programma destinati a cambiare il volto della città in cambio di denaro e regalìe. Con la firma dell' avviso di conclusione delle indagini sull'urbanistica a Pescara, il sostituto procuratore Gennaro Varone chiama in causa i grandi imprenditori, a partire da Dino e Giovanni Di Vincenzo, Lorenzo Di Properzio, Michele D'Andrea, Aldo Primavera, Alfio Sciarra e Franco Lamante che, secondo l'accusa sarebbero stati coinvolti in un meccanismo di corruzioni e concussioni orchestrato da quella che il pm definisce «una squadra d'azione» capeggiata da D'Alfonso nel periodo 2006-2007.
Da questo quadro, sparisce la figura di monsignor Francesco Cuccarese, che esce dall'inchiesta, ma non per vedere la sua posizione archiviata. Le contestazioni a suo carico, assieme a quelle che riguardano il suo ex braccio destro Luciano Carozza, vengono stralciate e sono destinata a confluire in un nuovo fascicolo. Quello dell'arcivescovo emerito di Pescara è solo uno dei nomi eccellenti che scompaiono dall'elenco degli indagati, venti: spariscono i nomi di altri due big dell'imprenditoria, quello di Giuseppe Aristide De Cecco e quello di Luigi Pierangeli, così come, tra i politici, quello del presidente della Provincia Guerino Testa e quello dell'ex assessore all'Urbanistica Tommaso Di Biase.
Restano invece indagati l'attuale capogruppo dell'Udc Vincenzo Dogali, ex presidente della commissione Urbanistica, il compagno di maggioranza Giuseppe Bruno, consigliere di Pescara futura ed ex assessore ai Lavori pubblici. e l'ex consigliere comunale Nicola Ferrara. Entra in scena come indagato con pesanti ipotesi Gaetano Silveri, dirigente comunale ed ex responsabile del settore Programmi complessi, a cui il pm Varone contesta l'accusa di associazione per delinquere, aggiungendo il suo nome ai dieci che avrebbero fatto parte della «squadra d'azione», elencati nell'inchiesta «Housework» sulle presunte tangenti al comune di Pescara.
A fare da filo di Arianna è l'elenco in codice ritrovato in un cassetto dell'ufficio di Guido Dezio, ex braccio destro di D'Alfonso, nel quale sarebbero stati annotati i nomi di una serie di imprenditori accanto alla cifra della presunta tangente. Da questa «contabilità occulta» sarebbero emersi, tra gli altri, i nomi di Dino e Giovanni Di Vincenzo: secondo l'accusa avrebbero promesso e corrisposto a D'Alfonso 15 mila euro. Al centro dei sospetti del pm, l'accordo di programma per il parco Florida, per il quale l'ex sindaco avrebbe, tra l'altro, evitato «di imporre il vincolo espropriativo della variante dal Prg», pur trattandosi «di un'area destinata a verde in una zona strategica della città». Da Primavera, secondo il pm, D'Alfonso avrebbe ricevuto tra l'altro «denaro in contanti quantificabile in decine di migliaia di euro», da Di Properzio 50 mila euro, da Sciarra 5 mila euro, la stessa somma da D'Andrea. Di altra natura sarebbe stata la presunta tangente pagata da Nicola Di Mascio e Alessandro Di Carlo, soci della Mediterranea srl che, secondo l'accusa, in cambio dell'approvazione di un accordo di programma che avrebbe comportato un «arbitrario calcolo» del valore delle aree cedute, avrebbero sostenuto il costo di un viaggio a New York nel giugno 2006 per sindaco, familiari, assessori e staff per un importo di 11 mila euro.
Tra i politici, ad aggravarsi rispetto all'avviso di garanzia, è la posizione di Di Biase, per il quale il pm ipotizza una serie di «dazioni» da parte di imprenditori (Primavera, Lamante, Sciarra) consistite in versamenti di diverse migliaia di euro alla sua società Scep Service o in inserzioni pubblicitarie sul mensile «Terzo millennio» o nella fornitura di libri di Di Biase. «Sto cercando di fare andare avanti la pratica senza i vari passaggi in commissione» avrebbe detto a Lamante in una delle conversazioni intercettate dagli investigatori della squadra Mobile di Pescara.