PESCARA - Verrà processato per corruzione il 23 marzo prossimo l'attuale vice presidente della giunta regionale, nonchè assessore allo sviluppo economico, Alfredo Castiglione. Il giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Pescara lo ha rinviato a giudizio insieme all'ex consigliere comunale di Montesilvano, Corrado Carbani e a due titolari di impianti di distribuzione carburante, Antonio Vanni e Paola Partenza.
La storia è piuttosto datata e risale al 2004 quando Castiglione venne accusato di aver ricevuto 78 buoni benzina quale «contropartita di atti contrari ai propri doveri d'ufficio, per aver mercanteggiato la propria funzione legislativa facendosi promotore e garantendo, nel corso delle discussioni nella competente commissione regionale, l'inserimento di modifiche, aggiustamenti, emendamenti del testo in discussione, soprattutto con riferimento alle distanze per i nuovi impianti di distribuzione e gli orari di apertura degli stessi, al fine di favorire esclusivamente gli interessi e le esigenze dei privati imprenditori», attraverso l'approvazione di un progetto di legge concernente "norme di indirizzo programmatico regionale di realizzazione ed ammodernamento della rete distributiva carburanti".
Castiglione, in più di un'occasione, ha ribadito la sua completa estraneità alla vicenda, rigettando tutte le accuse e affermando di aver sempre lavorato nell'interesse della collettività senza favorire nessuno. In più ha sempre sostenuto di non aver mai fatto parte della IV Commissione regionale, quella appunto che si sarebbe interessata della questione finita sul tavolo della magistratura, e non avrebbe mai potuto avere nessuna influenza diretta, ma neppure indiretta. Anche il suo difensore, l'avvocato Dante Angiolelli, ha sottolineato come anche la logica dovrebbe venire in aiuto e far ruiflettere su un aspetto che diventa centrale nel processo: e cioè il fatto che l'esponente politico regionale avrebbe commesso fatti contrari al suo ufficio, come dice la procura, per una contropartitta di 78 buoni di benzina, pari ad un valore inferiore ai 500 euro.
Più delicata risulta invece la posizione di Corrado Carbani, ex consigliere comunale ed ex assessore al Comune di Montesilvano, che stando almeno a quanto ha sostenuto l'accusa nel capo di imputazione. sarebbe stato tirato in ballo in questa vicenda quale amico personale di Vanni. Anzi, addirittura come «uomo a libro paga del Vanni per aver percepito mensilmente e sistematicamente nel corso degli anni, per sè o per conto terzi, denaro contante per importi intorno ai 750 euro».
Avrebbe svolto, nello specifico di questo procedimento penale, un ruolo di intermediario tra gli imprenditori e il mondo politico per rafforzare le intenzioni dei privati e consigliarli come meglio farsi intendere dai politici: e cioè «invitandoli ad elargire direttamente ai politici "pensierini" al fine di "impegnarli" maggiormente».
Adesso tutto passa nelle mani del tribunale dopo questo passaggio obbligato davanti al gup. E in quest'ultima sede, gli imputati avranno la possibilità di difendersi e semmai chiarire le loro appieno la loro posizione in questa vicenda giudiziaria che comunque è già passata al vaglio del giudice per l'udienza preliminare che ha ritenuto che fosse meglio che la questione venisse affrontata dal tribunale. In questa inchiesta, originariamente, erano rimasti coinvolti anche Ferdinando Fabbiani (consigliere regionale di Rifondazione) e l'Udc Domenico Di Carlo, poi archiviati.
Il governatore Gianni Chiodi: «Attendo con serenità gli sviluppi della vicenda. Vale per Castiglione, vale per Venturoni. Io stesso sono stato rinviato a giudizio a Teramo, per la discarica. Rispetto il lavoro dei magistrati».