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Pescara, 28/04/2026
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Data: 17/01/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Rinasce la stazione simbolo. Porta Nuova, ripulito e inaugurato lo scalo delle Ferrovie

E' rimasta in piedi la vecchia facciata dell'edificio fondato nel 1865. I locali sorvegliati da telecamere collegate alla Polfer

PESCARA. Il passatempo preferito di Franco Tinozzi, ottantunenne pescarese cresciuto con il rumore dei treni nella sua casa di corso Vittorio Emanuele, è trascorrere il tempo alla stazione. Così, ieri mattina, un insegnante di geografia in pensione che ama schiacciare il naso contro il finestrino del treno per vedere il paesaggio, ha messo il cappotto pesante e il cappello Borsalino e si è incamminato verso la nuova stazione pescarese: lo scalo ferroviario Porta Nuova. La seconda stazione più importante della città, dove si fermano tutti i treni locali e quello per Roma, è rinata in una mattinata fredda celebrata dal discorso del sindaco Luigi Albore Mascia con il sottofondo dall'annuncio dei treni. Sono passati dieci anni dalla firma della seconda giunta Pace con il gruppo De Cecco e le Fs, per un accordo di programma che prevedeva la realizzazione di un centro residenziale e commerciale e la nuova stazione ferroviaria. Un decennio in cui lo scalo di Pescara Porta Nuova, fondato nel 1865, due anni dopo quello centrale, ha toccato il suo punto più basso: ritrovo di drogati e di marchettari, convogli dismessi adibiti a dormitori e con uno storico bar tabaccheria costretto nel 2007 a consegnare le chiavi.
Oggi, la vecchia facciata, ritinteggiata secondo il colore di allora, è rimasta in piedi per un vizio tutto pescarese, come racconta un altro appassionato di treni: «Quello di lasciare sempre un pezzettuccio di quello che c'era, un po' com'era accaduto all'epoca della nascita della stazione centrale quando comunque venne conservato a lungo il vecchio edificio». La facciata originaria con le lettere P.N., è la minima parte di un grande stabile grigio in cui campeggia la scritta di benvenuto «Pescara Porta Nuova». Dieci milioni di euro d'investimento per i nuovi fabbricati che, al piano terra, sono vuoti e sono stati consegnati al Comune che potrà deciderne l'uso. Aspettando, inoltre, il terzo binario, quello che collegherà la stazione Porta Nuova a quella centrale. Il nuovo ingresso non è più su piazzale Colonna che aspetta di essere completato - «sarà sistemata la pavimentazione e arriverà la piazza», dice il sindaco - ma è sulla prosecuzione di via Italica dove sono nati anche i nuovi parcheggi, 350. Lì, le porte automatiche conducono a locali bianchi con la sala d'attesa, la bacheca con gli orari dei treni e un altro spazio vuoto in cerca di un bar per dissipare per sempre il senso di abbandono della nuova stazione.
«Oggi la stazione è pulita e speriamo che resti così per un po' di tempo», è la preoccupazione di Luciano Frittelli, responsabile della direzione territoriale produzione di Rfi. «A breve», prosegue, «i locali saranno anche videosorvegliati e collegati con la Polfer». Al taglio del nastro, c'erano i residenti della zona e una parata di autorità: il presidente del consiglio Nazario Pagano, il presidente della Provincia, Guerino Testa, l'assessore regionale Carlo Masci, i comandanti Franco Ceccarini e Marcello Galanzi, il vice questore Della Cioppa, il responsabile Trenitalia Abruzzo, Cesare Spedicato, tanti assessori comunali e consiglieri, nonché i padri del progetto: Carlo Pace e l'ex assessore all'urbanistica, Lucio Candeloro. A mettere zizzania nella giornata di festa, il consigliere Pd Moreno Di Pietrantonio che, con un battuta, scuote l'assessore Marcello Antonelli: «E tu che ci fai qui? Questo è il nostro progetto». Sui binari i viaggiatori aspettano il treno. Sono circa un migliaio, ogni giorno, a viaggiare a bordo dei 56 treni regionali che si fermano a Porta Nuova. Dall'alto dei binari, si apre la nuova faccia del quartiere che porta la firma dell'architetto Oriol Bohigas: il centro residenziale e commerciale Il Molino, i nuovi parcheggi, ma anche il cantiere della stazione. Tra via Colonna e via Italica, molti negozi hanno chiuso. E' rimasto Colantonio, abbigliamento da 50 anni: «Era il tarlo di mio nonno: ma quando rifaranno la stazione?».

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