La responsabile della Croce rossa regionale ha sciolto le ultime riserve E Paolucci (Pd) attacca Chiodi
L'AQUILA. Il suo no è categorico e motivato. La professoressa Maria Teresa Letta ha sciolto le riserve e ha ufficialmente declinato l'invito a candidarsi alla presidenza della Provincia dell'Aquila per il Popolo delle libertà. La presidente del comitato provinciale della Croce Rossa preferisce mantenere il suo ruolo nella Cri.
Per la verità, proprio nelle ore in cui è iniziato a trapelare il nome di Maria Teresa Letta come possibile aspirante antagonista di Stefania Pezzopane è avvenuto il primo consulto con il fratello Gianni, sottosegretario alla Presidenza del consiglio. I due hanno convenuto sul rifiuto della candidatura. Troppi gli impegni importanti della professoressa, alti anche i rischi di un confronto con una candidata attrezzatissima e molto temuta.
Tant'è che alla telefonata per l'incontro con i tre notabili del Pdl, Gianni Chiodi, presidente della Regione, Filippo Piccone, coordinatore regionale del Pdl, e Paola Pelino, deputata, la risposta è stata improntata alla cortesia ma senza lasciare spazio a dubbi: «La mia casa è aperta, ma è inutile. Io non intendo candidarmi».
I tre esponenti del centrodestra hanno comunque insistito e la visita a casa Letta c'è stata. Ora la risposta categorica che archivia in maniera definitiva il discorso candidatura.
Cosa succederà a questo punto? I nomi, anzi il nome in campo, è uno solo, quello di Antonio Del Corvo, consigliere regionale, già vicesindaco di Celano. Almeno ufficialmente il coordinamento regionale non ha ricevuto altre proposte. La richiesta di avere un candidato aquilano, su cui si è innescata una battaglia all'interno del partito, non è stata suffragata dalla formalizzazione ufficiale di un nome.
Se ne sono fatti tanti, da Biagio Tempesta a Enzo Lombardi, da Carla Mannetti a Berardino Ciucci, ma sul tavolo del coordinamento regionale non sono mai stati presentati. Più avanzato appare invece il lavoro circa la composizione delle liste dei candidati consiglieri.
Alla fine, come avviene di solito, deciderà il premier Silvio Berlusconi, atteso martedì all'Aquila per la sua 25esima visita, dopo aver ascoltato i suoi dirigenti abruzzesi, da Piccone e Di Stefano a Chiodi.
E proprio sulla posizione del presidente della Regione si è espresso in maniera molto critica il segretario regionale del Partito democratico, Silvio Paolucci.
«È sconcertate che in una fase così delicata», sottolinea, «il presidente Chiodi sottragga tempo al suo lavoro di commissario straordinario per la ricostruzione per individuare il candidato del Pdl alla Provincia dell Aquila. In questo modo Chiodi non è il garante ma solo un capopartito».
«Chiodi ha assunto un compito decisivo, quello di commissario», ricorda Paolucci, «e un uomo di Stato non si butta a capofitto nella competizione elettorale proprio nel luogo dove è chiamato, invece, a essere il garante della ricostruzione. Se vuole essere libero di essere un capopartito, rinunci a fare il commissario, che è un ruolo di garanzia. Se invece vuole essere utile all'Aquila, alzi la voce e difenda gli interessi degli aquilani».
«Non dimentichiamo che Chiodi ha anche il delicato ruolo di commissario per la sanità», aggiunge il capogruppo Pd in consiglio regionale, Camillo D'Alessandro, «e proprio quando ci sarebbe bisogno di un impegno straordinario, Chiodi preferisce dedicarsi alle beghe elettorali. È bene che Chiodi chiarisca: se non riesce a tenere fede al suo lavoro di commissario, dia la possibilità agli abruzzesi di averne uno all'altezza».