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Data: 18/01/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«Regione, le indennità vanno tagliate». Nuova proposta di Rifondazione: necessario ridurre del 30% gli stipendi dei consiglieri

L'AQUILA. Taglio alle indennità dei consiglieri regionali, mesi e mesi di promesse non mantenute ed un disegno di legge preparato in estate dalla maggioranza di centrodestra finito nel dimenticatoio. Il tema della riduzione dei costi della politica nella Giunta e nel Consiglio regionale è al palo, nonostante la decurtazione del 10% delle indennità e il ridimensionamento dei vitalizi a consiglieri regionali ed assessori fosse nel programma elettorale di entrambi gli schieramenti. Emblematico il fatto che una bozza di riforma del trattamento economico dei consiglieri e dei gruppi consiliari, costruita sulle risultanze di un'analisi fatta da un gruppo di dirigenti e funzionari del Consiglio a fine giugno, sia stata consegnata nel mese di luglio nelle mani dei capigruppo e non abbia ancora cominciato alcun iter. In sostanza, dopo un anno di legislatura non c'è nessuna azione concreta. E bisogna considerare che in questa legislatura i consiglieri regionali intascano più soldi, rispetto al recente passato: l'indennità base è di 7.607,37 euro lordi, contro i 7.274,08 euro della precedente legislatura quando con una legge regionale del maggio del 2007 fu sospeso fino a fine mandato l'aumento del 10% scattato a livello nazionale nel gennaio del 2007. Anche a tale proposito si registra una promessa pubblica non mantenuta: all'inizio della legislatura infatti il presidente della Giunta, Gianni Chiodi, e il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, a più riprese avevano annunciato un percorso per confermare l'indennità decurtata. Ora sull'argomento irrompe il capogruppo di Rifondazione, Maurizio Acerbo che annuncia la presentazione di un disegno di legge, dall'altro attacca la maggiorana di centrodestra sul mancato rispetto dell'impegno: «Nei prossimi giorni presenterò un disegno di legge sul taglio delle indennità. Abbiamo preso un impegno con gli elettori e continueremo senza demagogia la battaglia fino a quando non ci sarà un atto concreto. Noi siamo persone serie: non diciamo una cosa e ne facciamo un'altra. Il Ddl annunciato a più riprese dal presidente Pagano è a bagno maria da sei mesi. Per me quella bozza che taglia solo del 10% è insoddisfacente, ma almeno rappresenta un segnale. Invece, il centrodestra neppure quello fa», spiega Acerbo, il quale sottolinea che lui percepisce solo 2.000 euro di indennità perché il resto è girato al partito. Il Ddl Acerbo prevede tra le altre cose il taglio del 30% dell'indennità. «Il taglio è politicamente indiscutibile perché entrambi gli schieramenti lo hanno promesso», continua Acerbo, «ci sono poi due motivi etici: questo Consiglio regionale è stato votato da meno della metà degli abruzzesi inoltre gli abruzzesi a causa della politica regionale sono i cittadini che pagano le tasse più alte d'Italia».

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