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Pescara, 22/04/2026
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Data: 20/01/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«Voglio un assessorato». Pignoli chiede un risarcimento per i voti portati. Il sindaco: «Partita chiusa, è stata la Lista Teodoro a volere il divorzio»

PESCARA. «Beh, confesso che un po' ci sono rimasto male, perché mi chiedo: qual è il futuro della Lista Teodoro che ha portato 3.400 voti al sindaco Mascia? Cosa ci è stato riconosciuto? Ecco, allora credo che sia giusto rimettere in ordine le cose e vorrei l'apertura di un tavolo politico per chiedere la rappresentanza in giunta e il ripristino della situazione iniziale con la vicepresidenza del consiglio e la presidenza della commissione commercio». Massimiliano Pignoli, uomo di Gianni Teodoro, ex vicepresidente vicario del consiglio comunale e attualmente consigliere, parla con amarezza dei ruoli persi dalla sua lista perché, come aggiunge, «noi non siamo usa e getta».
Nel consiglio comunale di lunedì scorso, Giovanni Santilli, capogruppo di Pescara futura, è stato eletto alla vicepresidenza del consiglio, lasciando quindi solo briciole alla lista civica che si sente messa da parte. Poco prima di Natale, era stato lo stesso Pignoli, sulla scia dell'ex assessore Teodoro, a lasciare l'incarico della vicepresidenza, a cui erano seguite anche le dimissioni di Vincenzo Di Noi dalla presidenza della commissione commercio. «Una provocazione», ripercorre Pignoli. «In quella fase, il sindaco ci aveva detto che c'era stato un problema personale con Teodoro, un cortocircuito, come l'aveva definito. Ma, adesso, cosa dobbiamo fare noi? Alla lista che ha portato il 5% dei voti spetta un assessorato. Se poi il sindaco crede di poter fare a meno di noi e che siamo stati solo un mezzo per fargli vincere le elezioni, allora lo spieghi agli elettori e dica a noi cosa ci ha riconosciuto per quei voti. Queste sono le nostre condizioni: un assessorato, la vicepresidenza del consiglio e la presidenza della commissione commercio. Siamo stati in silenzio», prosegue Pignoli, «ma adesso è arrivato il momento di un aprire un tavolo politico».
Ma la replica di Luigi Albore Mascia è un no secco alle richieste di Pignoli detto prima con forza - «io non accetto condizioni da nessuno» - e poi con la metafora del matrimonio - «dopo un divorzio, non può esserci un altro matrimonio». «La situazione istituzionale è definita, anzi è chiusa», spiega il sindaco, «e se Pignoli vuole aprire un tavolo politico si rivolga ai rappresentanti provinciali e regionali del Pdl e non a me». Da un divorzio, non può nascere un matrimonio, dice il sindaco. «Sono stati loro a divorziare e adesso cosa vogliono fare, ritornare sull'altare? Risposarsi di nuovo? No, questo non è possibile: un rapporto rinizia conoscendosi e frequentandosi. Se la lista Teodoro dimostrerà nel tempo uno spirito collaborativo, allora ne potremo riparlare».

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