L'AQUILA - E' stata un'analisi impietosa dell'Abruzzo, ma certo costruttiva, quella che Roberto Campo, segretario dell'Uil, ha fatto ieri in apertura dell'ottavo congresso regionale del sindacato da lui guidato. Un Abruzzo scosso dalla crisi e dal terremoto, alle prese con i problemi crescenti della precarietà giovanile e della mancanza di lavoro, ma pur sempre in grado di rialzare la testa se si colgono le opportunità e le occasioni di buona politica «che il sindacato deve aiutare ad emergere».
«L'Abruzzo -ha detto Campo- ha compiuto dai primi anni '90 ad oggi un drammatico viaggio di andata e ritorno dal Sud. E' uscito dall'Obiettivo 1 poiché il suo Pil pro-capite era pari al 90% di quello medio dell'Unione Europea, e quindi aveva superato i limiti per restare tra le regioni economicamente depresse. L'Abruzzo rappresentò allora un buon esempio, la prima regione d'Europa ad uscire dal sottosviluppo». Ma poi è cominciato il declino.
Nel giro di dieci anni l'Abruzzo è tornato indietro perdendo tutto ciò che aveva guadagnato: 15 punti di Pil, facendo riferimento all'Europa a 26 nazioni. Come è potuto avvenire tutto ciò? Politiche sbagliate, scelte imprenditoriali incerte, una crisi strutturale endemica.
Campo, che aperto la relazione con accenni molto critici nei confronti della Cgil, ha parlato di «enigma dell'ultimo quindicennio. Vale per l'intera Italia -ha detto- ma vale anche e soprattutto per l'Abruzzo in cui alla crisi si è aggiunto il terremoto». La nostra regione, ha spiegato il segretario Uil, ha il settimo apparato industriale d'Italia, ma il 2009 «ha visto la cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga aumentare di oltre il 400%, con punte di oltre il 700% all'Aquila».
Ma per Campo il 2010 deve rappresentare un nuovo inizio, e dunque un appuntamento da non mancare. Perché, anche se la crisi non è finita e il terremoto non è stato archiviato, «il 2010 non dovrà essere all'insegna dell'emergenza come è stato il 2009, ma l'anno in cui si comincia ad intervenire sui problemi strutturali». Al governatore Gianni Chiodi, presente lì ad ascoltarlo, ha chiesto che la Giunta regionale «stabilisca un punto di riferimento per le crisi aziendali e settoriali, per evitare che si entri in una fase di ristrutturazioni con tagli di posti di lavoro. Bisogna definire politiche per i territori in crisi: la Val Vibrata, la Valle Peligna, la Val Pescara oltre al cratere sismico».
Chiodi ha detto di «apprezzare l'intervento di Campo» e che la Regione «sta facendo politiche di risanamento riducendo le spese. Nei prossimi anni avrà a disposizione quasi due miliardi di euro per le aziende e gli interventi strutturali. Il 2010 sarà l'anno della riforma sanitaria. Il 2012 quello della ripresa economica, quando la nostra regione tornerà a correre; non sarà ancora una regione sana, ma quanto meno governabile. Quanto ai sindacati, quella da loro mostrata è certamente una visione moderna delle loro organizzazioni, non dico rivoluzionaria in senso assoluto, ma di certo innovativa. Il tempo ha infatti dimostrato che certi modelli comportamentali del passato non hanno avuto un grande successo».