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Pescara, 22/04/2026
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21/01/2010
Il Centro
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Ponte, il palcoscenico di Pescara. L'opera attrae striscioni, scioperi, innamorati e sportivi |
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PESCARA. Otto scolarette sono di ritorno da uno sciopero per difendere la loro scuola, l'Istituto Aterno che potrebbe chiudere. Uno sciopero riuscito male, poco partecipato e poco organizzato, e in cui gli studenti non sono stati ascoltati: «Ormai è fatta e la scuola chiuderà». Fiacche e non sapendo che fare, sono andate ad affidare i loro sospiri al ponte del Mare, percorrendolo a zonzo, saltellando tra la pista ciclabile a quella pedonale, strattonate da una bici in volata, e fermandosi poi ad abbracciarsi per una foto ricordo. La prima figurina del ponte del Mare, battezzato nel giorno dell'Immacolata, l'8 dicembre, è stato l'incrocio, a facce tirate, dei due sindaci: Luigi Albore Mascia e Luciano D'Alfonso, partiti uno da nord e uno da sud con le proprie scie che poi si sono mischiate. Un album di figurine, in cui se la prima è tagliata a metà, le altre raccontano di una città raccolta attorno a un ponte, che si dà appuntamento al ponte, che marina la scuola al ponte, che dopo pranzo va a fare una passeggiata sul ponte e che ha elevato l'opera donata al Comune dall'architetto Pichler a palcoscenico cittadino dove ognuno recita la propria storia: il pensionato in cerca di chiacchiera, l'innamorato, lo scalmanato con la bici, le amiche che si tengono per mano, la mamma col passeggino, il papà che fa vedere il panorama al figlioletto. Hanno iniziato i tifosi del Pescara a trasformare il ponte in qualcosa in più che in una striscia di terra che serviva per unire. Hanno appeso uno striscione biancazzurro per ricordare Marco Mazza, alias Bubù, leader dei Rangers, e hanno guadagnato i riflettori per il compianto ultrà e per aver inventato una sorta di curva nord sull'acqua. Hanno proseguito i dipendenti di Villa Pini che, senza stipendio da nove mesi, hanno spostato la loro protesta dalle sedi istituzionali al balcone sul mare, appendendo «Angelini vergogna», prendendosi per mano e formando una catena umana seguendo la linea sinuosa della struttura. Ma tra le due immagini del ponte, nato per unire la riviera nord e quella sud e con un vecchietto, il «pazzo del ponte», che racconta «da giovane non potevo andare a centrale perché ero di Porta Nuova e c'avrei preso le botte», c'è stato anche l'epilogo di un giovane. «Che facciamo?»: il ponte del Mare è la nuova piazza dove fermarsi a chiacchierare sospesi a 12 metri d'altezza. Dove Anna e Luca, due ragazzi di vent'anni, non hanno voluto mettere il lucchetto per pudore nei confronti dell'opera nuova, ma si godono il sole guardando ora il mare, ora la Bella Addormentata, ora la spiaggia che nelle giornate terse curva fino ai grandi alberghi di Montesilvano. «Una vista così, Pescara non l'aveva mai avuta», si sente dire dal pensionato che s'incontra sul ponte con gli amici. «Ci vuole un minuto a percorrerlo», dice la casalinga con la sportina. «Italiani, soliti maleducati», grida invece la tedesca a tutta birra in bicicletta a un gruppetto di persone impalate sulla pista ciclabile. Un palcoscenico che raggruppa le storie dei pescaresi e che, con l'arrivo della primavera, si presta a nuove trame: a una gara di biciclette, a un chioschetto per refrigerarsi, al primo ambulante che metterà la sua bancarella, a un pallone che rotola, in attesa dei primi sposi che andranno a immortalarsi sul ponte del Mare. Solo qualche naso storto guarda all'opera con i tiranti e con il pilone in mezzo a una struttura non amalgamata con il resto della città. Un'opera che, come un luna park, in poco più di un mese, è diventata l'attrazione della città e che, per il momento, è stata macchiata solo dal ricordino di un cane.
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