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Data: 21/01/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Apprendistato già a 15 anni. Pd e sindacati: «Così si abbassa l'obbligo scolastico»

ROMA. Al lavoro a 15 anni ed eviti un anno di scuola. Potrebbe essere lo spot del nuovo provvedimento voluto dalla maggioranza e inserito come emendamento nel disegno legge Lavoro, collegato alla Finanziaria, approvato ieri dalla commissione Lavoro della Camera. In sostanza prevede che «l'obbligo di istruzione» (innalzato dal governo Prodi a 16 anni) si possa assolvere «anche nei percorsi di apprendistato». Di fatto si potrà lavorare a 15 anni e questo varrà come stare in classe. Cavallo di battaglia del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, il provvedimento piace anche al ministro all'Istruzione Mariastella Gelmini che si dice «favorevole a ogni iniziativa che permetta un rapido inserimento dei giovani nel mondo del lavoro». E «un anno di apprendistato è molto più utile rispetto al parcheggio forzato nelle aule» anche secondo il presidente di Confartigianto, Giorgio Guerrini.
Pollice verso invece da opposizione e sindacati. «Hanno deciso di fare carta straccia dell'obbligo scolastico» accusa l'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni (Pd). Nel Pd anche il senatore Antonio Rusconi parla di un provvedimento «assurdo» che «ci allontana ancora di più dai livelli dell'istruzione previsti dal trattato di Lisbona e annulla una conquista importante del governo del centrosinistra». E per Mariangela Bastico «si toglie diritto a un anno di scuola per tanti ragazzi maggiormente in difficoltà e si abbassa a 15 anni l'età minima per entrare nel mondo del lavoro». Antonio Borghesi dell'Italia dei Valori punta poi il dito contro «un governo ignorante che incita all'ignoranza». Un appello a Napolitano perchè «stoppi la norma» arriva inoltre dalla Fgci. «Il Governo - dice il coordinatore nazionale Flavio Arzarello - uccide i sogni e incoraggia l'ignoranza. Con questo provvedimento spinge l'Italia in un Medioevo post-industriale».
Duri anche i sindacati. «E' l'ultimo atto dello smantellamento di un vero obbligo scolastico»: dice il segretario della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo. «Significa - afferma il sindacalista - mettere in discussione l'essenza stessa dell'obbligo scolastico che va assolto nei percorsi di istruzione e formazione e non attraverso l'apprendistato che nella maggior parte dei casi si traduce in un lavoro vero e proprio dove di apprendimento c'è ben poco». La novità, osserva Pantaleo, «fa il paio con la riforma della secondaria superiore e cioè l'eliminazione del biennio unitario». La Uil scuola rivolge poi un «pressante» invito alla maggioranza a ripensarci. «Questo provvedimento - osserva il segretario Massimo Di Menna - elimina l'obbligo di istruzione a 16 anni che l'Italia ha raggiunto con ritardo rispetto agli altri paesi europei dove è tra i 16 e i 18». Pure la Uil dice «no» all'abbassamento dell'obbligo. E i Cobas annunciano uno sciopero della scuola per il 12 marzo contro la «riforma delle superiori, i tagli, la legge Brunetta» e anche «perchè l'obbligo scolastico venga piuttosto innalzato». Sul piede di guerra infine la Rete degli Studenti per la quale l'emendamento «traduce la proposta di Sacconi di mandare i giovani a raccogliere le arance al posto degli immigrati a Rosarno».
Ma per Sacconi si tratta solo di critiche «ideologiche».

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