Gentile direttore, alla fine di ottobre del 2007 è stato cancellato uno degli ultimi luoghi della Pescara ottocentesca ancora riconoscibili, frammento prezioso di un'identità, filo che univa passato e presente. Pur non presentando caratteri architettonici di particolare qualità, la stazione ferroviaria di Porta Nuova, costruita nel 1883, rappresentava il luogo e lo spazio di quella Pescara strutturata attorno all'arrivo della ferrovia - primo segno di sviluppo e di modernità di una città in crescita -, che di lì a poco sarebbe stata disegnata dalla maglia urbanistica del primo piano Liberi. La nuova stazione, e il nuovo grande viale oggi dedicato a Vittoria Colonna, ne avrebbero orientato l'espansione verso il mare.
Senza più svilupparsi secondo una visione di complementarità alla città consolidata, di cui non restano ormai che poche tracce e isolati frammenti di architettura storica, la nuova urbanizzazione finisce oggi con il cancellare le preesistenze e la residua memoria architettonica. L'inaugurazione del nuovo scalo non può far dimenticare il vulnus inferto alla città con la scelta di abbattere uno dei monumenti più significativi dell'abitato ottocentesco. Né può giustificare tale atto la circostanza che l'edificio fosse diventato nell'ultima fase della sua esistenza il rifugio di disadattati e senza tetto. Non fu diversa la giustificazione per un atto analogo, quando, a fine Ottocento, il consiglio comunale decretò la demolizione degli ultimi resti di un edificio risalente all'età tardoantica: la chiesa di Santa Gerusalemme.
(*) Italia Nostra Pescara