ROMA - Nonostante la crisi economica "l'Italia c'è e va avanti": lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, all'atto della firma di un'intesa sulle infrastrutture con la Regione Toscana. "Abbiamo saputo utilizzare le risorse disponibili anche con l'intervento dei privati. Manteniamo un piano che non è stato neppure rallentato ", ha rilevato Berlusconi.
"Dobbiamo essere soddisfatti - ha proseguito il premier - di essere riusciti a non mettere nuove tasse, a non mettere, come si dice, le mani nelle tasche degli italiani, pur avendo dovuto rispondere a emergenze come quelle in Abruzzo, in Toscana, in Campania, e a farlo sempre con tempestività ed efficacia". Berlusconi ha tenuto anche a ribadire che "abbiamo anche garantito, con la messa a disposizione della cassa di integrazione, la vicinanza dello Stato agli italiani che hanno perso il lavoro".
Di diverso parere il leader del Pd Pier Luigi Bersani che, durante un incontro del partito a Verona, ha replicato: "C'è la crisi ma ne verremo fuori? E come?". Il segretario dei Democratici ha sottolineato come anche "le tasse sono cresciute. Berlusconi ha sempre promesso di abbassarle ma vorrei informarlo che l'ultima rilevazione dice che quest'anno avremo il record di giornate lavorate per il fisco che arriverà al 23 giugno". Per Bersani il piano anticrisi del Pd è invece molto più concreto e punta tutto sul lavoro. "Bisogna aiutare l'impresa che sta sperando di reagire" e, dice ancora, "dare soldi alle famiglie a reddito medio-basso, a cominciare da quelle numerose, per attivare i consumi".
Dura la posizione della
Cgil sulla questione del fisco per i dipendenti e i pensionati, tanto da essere pronta allo sciopero generale. Lo ha annunciato a Reggio Emilia, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. "Abbiamo presentato e inviato al governo una nostra proposta dettagliata di riforma fiscale - ha detto - dove per riforma si intende una cosa semplice: trasferire il peso del fisco dal lavoro dipendente e dai pensionati alle altre forme di reddito, di rendita e di patrimonio".
Secondo il segretario Cgil "l'unica cosa che non si può fare è perder tempo, perché anno dopo anno il drenaggio fiscale asciuga sempre più le retribuzioni dei lavoratori. Se per tre anni il governo non fa nulla, quando arriveremo alla fine di questa legislatura per un lavoratore medio ci saranno tre punti di tasse in più e altri invece pagheranno meno. Questo è il punto che non si può reggere e su questo faremo un'iniziativa molto forte. Anche lo sciopero generale", ha concluso Epifani.