Il premier: l'Italia c'é e va avanti, nelle infrastrutture abbiamo utilizzato anche le risorse dei privati
ROMA Silvio Berlusconi ieri ha ribadito di non aver rinunciato a infrastrutture e ammortizzatori sociali nonostante la grave crisi finanziaria internazionale. «Anzi - ha detto ieri durante un incontro a Palazzo Chigi - siamo riusciti a farlo senza aumentare nessuna imposta e senza non mettere le mani nelle tasche degli italiani».
Affermazioni che non hanno convinto il leader della Cgil Guglielmo Epifani che si è detto pronto allo sciopero generale. »di questo passo - ha sottolineato Epifani - a fine legislatura un lavoratore medio pagherà tre punti di tasse in più».
Anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, da Verona ha contestato Berlusconi: «Il premier ha sempre detto d'averle tagliate le tasse e ora annuncia che non le ha tagliate - ha notato Bersani - Ma dai dati emerge il contrario: quest'anno avremo il record di giornate lavorate per il fisco con la soglia che è arrivata al 23 giugno, un giorno in più rispetto al 2008».
Bersani ha mostrato scetticismo sulla capacità del governo di far uscire l'Italia dal tunnel della crisi economica. Per il leader dei Democratici «un governo con il "fisico" potrebbe prendere i soldi là dove ci sono veramente per combattere la crisi, per poi restituirli come ha fatto il centrosinistra con l'eurotassa quando si è trattato di entrare in zona euro». Tra le proposte di Bersani c'è lo sblocco del patto di stabilità per quei Comuni in grado di cantierare opere e quindi generare ricchezza nell'arco di sei mesi».
Per Berlusconi, però, «l'Italia c'è e va avanti e, nonostante la grave crisi abbiamo continuato con il piano di infrastrutturazione e garantito vicinanza agli italiani che hanno perso il posto di lavoro attraverso la cassa integrazione». Sulle infrastrutture, aggiunge il premier, l'esecutivo è riuscito a non rallentare il piano «grazie anche ai capitali dei privati, cioè facendo ricorso alla finanza di progetto».
Sul tema delle tasse la Cgil ieri ha rilanciato la sua controproposta basata, come spiega Epifani: «su una cosa semplice: trasferire il peso del fisco dal lavoro dipendente e dai pensionati alle altre forme di reddito, di rendita e di patrimonio, colpendo così le transazioni finanziarie». Per Epifani «l'unica cosa che non si può fare è perder tempo, perché anno dopo anno il drenaggio fiscale asciuga sempre più le retribuzioni dei lavoratori». «Se per tre anni il governo non fa nulla - sottolinea - quando arriveremo alla fine di questa legislatura per un lavoratore medio ci saranno tre punti di tasse in più ed altri invece pagheranno meno».
«Bersani promette di ridurre quelle tasse che la sinistra è stata capace solo di aumentare», replica il sottosegretario alla presidenza Paolo Bonaiuti.
Da Parigi, dove partecipa alla quarta giornata italo-francese interviene l'economista ed ex ministro Tommaso Padoa Schioppa: «Quando ero ministro dell'Economia ho ridotto le tasse per le imprese, quindi non posso che essere d'accordo con un dibattito in tal senso. I fatti parlano per me».