MILANO Nell'agenda del premier e dei suoi legali era attesa ormai da qualche mese. E ieri è arrivata. La procura di Milano ha chiuso l'inchiesta Mediatrade-Rti, nata ad aprile 2007 da uno stralcio del fascicolo Mediaset su presunte irregolarità nella compravendita di diritti televisivi con l'obiettivo, secondo il pm Fabio De Pasquale, di creare fondi neri. Gli indagati sono dodici, lista che comprende il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per il quale viene ipotizzato il reato di appropriazione indebita, il figlio Pier Silvio, per suoi incarichi di presidente di Rti e vice presidente di Mediaset, e Fedele Confalonieri, entrambi accusati di frode fiscale.
Ma ci sono anche il banchiere Paolo Del Bue, il produttore cinematografico Frank Agrama, tre dirigenti di Mediaset e due cittadini di Hong Kong. I reati contestati arrivano fino al 2009 e sono, a vario titolo, concorso in appropriazione indebita, frode fiscale e riciclaggio. Mentre ammonta a circa 34 milioni di dollari l'appropriazione indebita contestata a Berlusconi in concorso con Agrama, con Daniele Lorenzano (ex capo acquisti dei diritti per Fininvest e Mediaset), Roberto Pace e Gabriella Ballabio, ex manager di Mediatrade. Una somma, si legge nell'avviso di chiusura indagini, che ha «l'aggravante del danno di rilevante entità» e si riferisce a fatti «allo stato non coperti da prescrizione». Sarebbe invece di 8 milioni di euro evasi la frode fiscale contestata fino al 30 settembre 2009 al premier, al figlio, a Confalonieri, ad Agrama, Lorenzano, Pace, Ballabio e Giorgio Dal Negro (definito socio occulto di Lorenzano). Contestazioni assurde, replica Mediaset definendosi parte lesa: «I diritti cinematografici oggetto dell'inchiesta sono stati acquistati a prezzi di mercato e tutti i bilanci e le dichiarazioni fiscali della società sono stati redatti nella più rigorosa osservanza dei criteri di trasparenza e delle norme di legge. La documentazione dimostrerà la totale estraneità di Fedele Confalonieri e Pier Silvio Berlusconi». Ma secondo la chiusura indagini, preludio alla richiesta di rinvio a giudizio e a un nuovo processo per il premier, Berlusconi, Agrama, Pace, Lorenzano e Ballabio operavano «in un sistema di frode» utilizzato dalla fine degli anni '80: «Invece di comprare i diritti televisivi direttamente dalle società di produzione, venivano acquistati da Mediaset a prezzi gonfiati per il tramite di società di comodo riconducibili a Frank Agrama e si appropriavano di una parte rilevante (nel periodo 2000-2005 120 milioni di dollari) delle somme trasferite da Mediatrade e dal 2003 da Rti alla società Olympus Trading a titolo di pagamento di diritti televisivi». Ma questo sarebbe solo il primo passaggio. Perché il denaro veniva «successivamente depositato sui conti correnti presso Ubs di Lugano, nella disponibilità di fiduciari di Agrama, su conti aperti a nome di Pace, della Ballabio e su altri conti correnti in Svizzera e altrove». Nel dettaglio, da luglio 2002 a gennaio 2003 vennero accreditati alla società riconducibile ad Agrama «circa 16 milioni di dollari» e tra febbraio 2003 e novembre 2005 «altri 60 milioni». E poi c'è il capitolo della frode fiscale, contestata a otto indagati tra cui Silvio Berlusconi, Piersilvio e Confalonieri che «con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso al fine di evadere le imposte sui redditi, utilizzavano i mezzi fraudolenti consistiti nell'acquisire i diritti di trasmissione attraverso la fittizia intermediazione di società di comodo». Quindi «li ritrasferivano, a prezzi gonfiati, alle società del gruppo Mediaset emettendo fatture nei confronti di Mediatrade e Rti per corrispettivi in misura superiore a quella reale».