Capelli raccolti in un codino, barba appena accennata e lineamente inconfondibilmente nordafricani. L'uomo dall'età apparente di una quarantina d'anni sale sull'autobus della linea 38 all'altezza del Parco Sabucchi quando da poco sono trascorse le 11.30. Non dà l'idea di essere in stato psicologico alterato, né i passeggeri hanno sentore che possa essere sotto l'effetto di alcool o droghe. Ma un tratto l'uomo esclama una mitragliata di frasi: «In nome di Dio! Ho una bomba. Salterete tutti in aria. Sarete tutti morti. Sarà una strage». Sull'autobus serpeggia la paura; solo chi non ha avuto modo di sentire o di capire (su questa linea viaggiano molti extracomunitari, diversi dei quali non comprendono bene l'italiano o non lo parlano affatto) rimane apparentemente tranquillo. Ma con lo spavento cresce il brusìo. Uno dei passeggeri raggiunge in pochi balzi l'autista che chiama immediatamente il 112 chiedendo l'intervento di una pattuglia. Alcune persone a bordo del mezzo aspettano che le porte si aprano per schizzare fuori. Una fermata che sembra lontanissima, eppure dista solo poche centinaia di metri. E pochi minuti, anche se le lancette sembrano incollate al quadrante dell'orologio. All'altezza dell'istituto Ravasco l'autista del 38 accosta, il soffio del compressore che apre le porte fa da contrappunto al sospiro di sollievo di chi sceglie di allontanarsi il prima possibile dall'abitacolo del bus e dal pericolo. Il nordafricano si era nel frattempo seduto, come nulla fosse, accarezzando un borsellino di cuoio che porta a tracolla. Un passeggero l'ha tenuto sotto controllo fino all'arrivo dei carabinieri, che salgono sull'autobus proprio lì, con eccezionale tempismo. L'extracomunitario, che non aveva più detto una parola dopo le frasi minacciose, prova a divincolarsi, pronunciando parole sconnesse, dai due carabinieri, ma poi si lascia trasportare nella loro auto con la quale viene portato in caserma. Sarà rilasciato nel tardo pomeriggio, dopo che i militari avranno ascoltato i testimoni. Il quarantunenne tunisino, sposato con un'italiana e con due figli, si è giustificato dicendo di attraversare un periodo di crisi accentuato dal fatto di non avere lavoro. Per lui è scattata una denuncia tutto sommato lieve, per interruzione di pubblico servizio. Almeno da questo punto di vista gli è andata bene. Per tutti gli altri passeggeri la paura dell'incubo terrorismo. E un allarme, per quanto falso, la rinfocola, non la cancella.