SUSA. «No Tav», è echeggiato da Susa, dove ieri a migliaia sono sfilati, a dispetto dei 2 gradi sottozero, per ribadire la contrarietà alla nuova Torino-Lione ferroviaria, no al progetto anche se viene analizzato dall'Osservatorio tecnico e dalle indagini nel sottosuolo in corso. «Altro che quattro gatti, siamo 40 mila (20 mila per le forze dell'ordine, ndr) e la Tav non si farà mai», hanno urlato. Pochi comunque, ribatte il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Altero Matteoli: «Una minoranza - ha commentato - ed è curioso che una minoranza pensi di bloccare un'opera che serve all'Italia e all'Europa. C'è il diritto di protestare - è il pensiero di Matteoli - di esprimersi in modo contrario ma la realtà è un'altra. Chi si oppone alla Tav è solo una piccola percentuale, fra il 2 e il 5%, non c'e una massa di contrari».
Di garanzie la Valle di Susa ne ha già avute: la pensa così Cesare Trevisani, vicepresidente di Confindustria per le infrastrutture: «Ogni garanzia ambientale e compensativa a fronte dell'insediamento dell'opera. Il modo con il quale il ministro Matteoli e Mario Virano hanno operato rappresenta un esempio positivo ed efficace di come vanno affrontati i temi fondamentali dell'acquisizione del consenso sulle grandi infrastrutture, un modello al quale Confindustria e le sue imprese si sono richiamate nel proporre l'avvio di una vera "riforma infrastrutturale" del Paese». La partecipazione di massa al corteo di ieri non potrà comunque essere sottovalutata.