Vertenza Villa Pini: da una parte soddisfazioni dei sindacati all'indomani della proposta della Neuromed che ha offerto un milione e mezzo offerto per l'affitto e il riassorbimento del personale del Gruppo. E dall'altra ancora accuse al governo Chiodi, troppo lento e poco risoluto nell'affrontare la situazione.
Esprime cauto ottimismo Carmine Ranieri della Cigil: «Nell'attesa di valutare l'offerta e il piano nel dettaglio, ci preme dire che tutti i lavoratori vanno riassunti e che va garantito un servizio di qualità. Comunque, aspettiamo di valutare eventuali altre offerte». E questo il parere di Davide Farina: «Con la proposta presentata dalla Neuromed, se accettata da proprietà ed istituzioni, la sciagura parrebbe scongiurata. L'istituto di Pozzilli, infatti, si farebbe carico di pagare le spettanze arretrate dei lavoratori con l'assicurazione del loro futuro occupazionale. Tesi confermata anche dal Direttore Sanitario Salini. E sarebbe un buon punto di partenza».
«Rimane poi da verificare - ha continuato Farina - con quale piano industriale la Neuromed intende rilanciare tutte le molteplici attività sanitarie del gruppo, ma ciò, eventualmente, lo si potrà affrontare solo dopo il nove febbraio, data in cui ci sarà la decisione definitiva del Tribunale di Chieti sull'ipotesi di fallimento». Fermo restando che i lavoratori delle strutture psichiatriche, secondo la Cisl, devono seguire i pazienti, in questi giorni dislocati in diversi centri regionali. «Ultima nota dolente, la Cisl la esprime rispetto all'ennesima fumata nera dell'incontro di giovedì con la Regione.
E attacca Chiodi anche Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione Comunista. «Ora diventano assai più chiare le ragioni per cui la giunta Chiodi ha voluto modificare la norma sanzionatoria sulle cliniche private che non pagavano regolarmente gli stipendi. La giunta si guardò per lunghi mesi dall'applicare la norma che Rifondazione Comunista aveva fatto approvare. Si scelse di riscriverla. Nasce il sospetto che questi lunghi mesi servano a trovare altri soggetti privati che subentrino nella proprietà e possano riavviare il gruppo. In caso di revoca Angelini avrebbe potuto vendere soltanto le mura, mentre ora è sul mercato un gruppo potente».