E' USCITO dalla Procura dopo cinque ore di interrogatorio e, visibilmente provato, ha detto alla selva di cronisti in attesa: «Sono molto sereno e rassicurato». Flavio Delbono, sindaco di Bologna, ha affrontato ieri la sua prova più dura. Indagato con l'ex fidanzata Cinzia Cracchi per abuso d'ufficio, peculato e truffa aggravata, è stato interrogato dal pm Morena Plazzi e dalla Digos. Il primo cittadino è arrivato alle 8,59 con il suo avvocato, Paolo Trombetti. Sorridente, ha sbagliato la porta d'ingresso e ha pure scherzato con i fotografi. All'uscita, atmosfera opposta. Teso, nervoso, il sindaco ha concesso qualche battuta, poi si è sottratto alle domande dei cronisti in modo brusco.
IL MAGISTRATO gli ha contestato solo uno dei capitoli d'accusa, quello relativo ai viaggi che Delbono fece da vicepresidente della Regione portando, sempre secondo le accuse, la sua ex in giro per il mondo a spese dei cittadini. Si tratta di 7 viaggi: New York, Pechino, Gerusalemme, Parigi, Praga, Cancun (Messico) e Santo Domingo.
Nei primi 5, Delbono è accusato di aver portato in missione Cinzia (che era in ferie) pagando anche per lei con la carta di credito della Regione. Lui si è difeso facendo i nomi dei due funzionari del suo staff che avevano il preciso compito di separare i suoi conti da quelli di Cinzia, per la quale lui pagava di tasca sua. Saranno sentiti a breve. In alcune fatture di ristorante relative a cene per due, però, viene chiesto il rimborso al 50% per Delbono e all'altro 50% per «spese di rappresentanza».
Lui ha spiegato che si riferiva a autorità pubbliche locali, Cinzia al pm ha raccontato che a cena erano sempre loro due da soli, dunque il sospetto è che la spesa di rappresentanza celasse in realtà Cinzia. Per gli altri due viaggi, Delbono ha spiegato a Cancun (7 giorni in villaggio turistico) lui era in missione per incontri con le autorità locali, poi prolungò con una mini-vacanza.
Ha fornito la fattura dell'agenzia di viaggi: 3.200 euro. Si fece rimborsare ?solo' 1.400 euro. Quanto a Santo Domingo, «fu un errore-disguido dell'ufficio regionale, che mandò avanti la pratica di rimborso della diaria (490 euro)», ha spiegato Delbono, nonostante lui non fosse più andato in missione a Città del Messico ma in vacanza ai Caraibi. «Ovviamente - ha assicurato - sarà mia premura restituire il denaro». Lui però non ha firmato solo la richiesta di diaria prima di partire, ma anche la relazione finale dopo il viaggio. Entrambe le carte sono in mano al pm. Quindi sarebbe stato un doppio errore. Credibile? Deciderà il magistrato.
NELLE ultime tre ore di interrogatorio, Delbono ha fatto dichiarazioni spontanee sugli altri capitoli d'accusa, non formalmente contestati. Primo: il bancomat di Mirko Divani, consulente del Cup e amico di Delbono. Il tesserino fu dato da Divani al sindaco e da lui alla Cracchi, che lo usò per le spese. «Un'operazione lecita fra due amici», ha spiegato Delbono. Al pm ha detto che nel 2004 diede 10mila euro a Divani come acconto per l'acquisto di una casa a Malta. L'affare poi saltò e restò il debito. Divani li rese a rate, dandogli il bancomat e mettendo mensilmente una somma fino ad arrivare a 10mila euro. Delbono girò il tesserino a Cinzia e, dal 2005 in poi, fu lui a mettere denaro nel conto corrente.
Secondo: la ?pista bulgara'. Il sindaco ha detto che in quel Paese ha fatto investimenti immobiliari, regolarmente denunciati, con un amico commercialista, esponente di An. Infine, gli incontri con Cinzia in cui Delbono avrebbe promesso soldi in cambio del silenzio. Il sindaco ha negato, fornendo il nome di un testimone, sentito già ieri. Il pm, infine, vuole far luce anche sugli appalti dati dal Cup alla società di Divani: domani sarà acquisita la documentazione.