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Data: 24/01/2010
Testata giornalistica: La Repubblica
Mediatrade, Pdl: "Accanimento giudiziario". Piersilvio: "Pretesto per colpire mio padre"

ROMA - Il Pdl fa quadrato intorno al premier Silvio Berlusconi, indagato insieme al figlio Piersilvio e a Fedele Confalonieri per il caso Mediatrade. I reati contestati sono quelli di appropriazione indebita e frode fiscale: secondo l'ipotesi della procura sarebbero stati sottratti al fisco 34 miliardi. "Accuse odiose", replica Piersilvio Berlusconi: secondo il vicepresidente di Mediaset l'inchiesta sui diritti tv dimostra "la volontà di colpire mio padre con qualunque pretesto". Piersilvio Berlusconi confida nel fatto che "emergerà presto l'assoluta estraneità mia, di mio padre e del presidente Fedele Confalonieri".

Anche secondo gli esponenti della maggioranza si tratta dell'ennesimo attacco della magistratura a Berlusconi, alla vigilia di un delicato appuntamento elettorale, quelle delle Regionali. L'opposizione, invece, difende la magistratura, augurandosi che giudici e pm possano svolgere serenamente il proprio lavoro, e chiedendo al premier e ai suoi sostenitori di non appellarsi a un supposto reato di 'lesa maestà'.

Piersilvio: "Più vicino a mio padre". "Ho appreso con stupore ma con grande tranquillità - ha detto Piersilvio Berlusconi - la notizia dell'inserimento del mio nome nelle indagini sui diritti cinematografici. La tranquillità nasce dal fatto che so come lavoriamo, sia io personalmente sia tutta Mediaset. So quanto scrupolo Mediaset pone nel controllare i costi e quale sforzo è quotidianamente messo in atto per dare il massimo ai nostri tanti azionisti. E tutto questo è assolutamente evidente nei bilanci Mediaset. Per cui mi fa quasi sorridere che proprio io sia stato coinvolto in un'inchiesta in cui si parla di costi gonfiati, fondi neri e irregolarità fiscali". "Tuttavia questo non riduce l'amarezza di vedere di nuovo la volontà di colpire mio padre con qualunque pretesto. E la mia impressione è che anch'io, da ieri, sia stato inserito in questo meccanismo. - ha detto ancora Piersilvio Berlusconi - Come cittadino e come imprenditore non posso accettare tale sistema, ma voglio che tutti sappiano che essere stato scaraventato in questa bagarre non mi spaventa affatto e anzi mi fa sentire ancora più vicino a mio padre. In tutto e per tutto".


Il Pdl: "Dosi crescenti di veleno". "Da troppo tempo, ci stiamo tutti mitridatizzando, - protesta il portavoce del Pdl Daniele Capezzone - ci stiamo abituando a dosi crescenti di veleno, finendo per considerare normale quello che normale non è in nessun paese dell'occidente avanzato: e cioè il deflagrare di una bomba giudiziaria all'apertura di ogni campagna elettorale. Il bersaglio? Come al solito Silvio Berlusconi". Così anche il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che denuncia l'esistenza di "un nucleo giudiziario-politico-editoriale che fa dell'uso politico della giustizia la sua arma essenziale contro Berlusconi".

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, contesta implicitamente le accuse rivolte dai magistrati al premier, sostenendo che "Berlusconi da anni si dedica esclusivamente al bene del Paese", e non alle sue imprese. Il presidente vicario del gruppo Pdl Italo Bocchino, vicino a Fini, ritiene che "la tempistica sospetta del processo Mediatrade ci convince ulteriormente dell'esistenza di un accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi ed impone scelte normative per tutelare la democrazia elettorale".

Il Pd: "Il Pdl si preoccupa solo di fermare i processi". L'opposizione chiede che si lascino agire serenamente i magistrati. "Voglio credere che la giustizia sarà in condizione, come avverrebbe per ogni altro cittadino, di accertare la verità su fatti così gravi", ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. E Massimo D'Alema, rispondendo a una domanda sulla possibilità di portare avanti in Parlamento le riforme, ha risposto che lo esclude, dal momento che l'unico interesse del Pdl è "fermare i processi dei giudici". "Con tutti i problemi che ci sono, abbiamo tre disegni di legge per fermare i giudici: per essere sicuri di farcela - ha scherzato - ne hanno fatti tre".

L'Idv: "Si salveranno con le loro leggi". Ancora più duri gli esponenti dell'Idv, a cominciare dal leader del partito, Antonio Di Pietro, che sul suo blog ha scritto: "La giustizia fa il suo corso, le leggi della Casta altrettanto. Il processo breve, illegittimo impedimento e la legge sulle intercettazioni, il cui iter riprenderà a breve, sono i rasoi con cui verranno recisi i processi passati e futuri, quello Mediatrade-Rti compreso. L'indignazione mostrata in queste ore per l'esito delle indagini è tutta una pantomima, Silvio e Piersilvio sanno benissimo che le leggi, con cui il 'papi' sta intasando il Parlamento mentre il Paese cade in disgrazia, li salveranno insieme ai compagni di evasione".

L'Udc: "Non buttiamo benzina". Interlocutoria la posizione dell'Udc: "Stiamo lavorando a svelenire il clima sulla giustizia e quindi nessuno, e certo non noi, ha interesse a buttare benzina sul fuoco della polemica giudiziaria", ha detto Michele Vietti, presidente vicario dei deputati Udc.

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