ROMA - Meno soldi nelle pensioni di anzianità e più soldi ai giovani per aiutarli ad uscire di casa. Dagli schermi di Rai Uno il ministro Brunetta, e neo candidato a sindaco di Venezia butta lì la sua proposta, e dice che «è d'accordo anche il ministro Tremonti». Ma subito dopo una nota di palazzo Chigi lo smentisce. «Secondo me si deve agire sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni di età. Facendo in questo modo si potrebbero trovare risorse che consentirebbero di dare ai giovani non 200, ma 500 euro al mese», aveva detto Brunetta a Domenica In. Con il corollario che comunque qualsiasi intervento va realizzato «senza aggravare in alcun modo il deficit di bilancio». Soldi che potrebbero arrivare sotto forma di «sgravi, detrazioni sugli affitti, prestiti..».
Com'era prevedibile l'uscita domenicale di Brunetta scatena il putiferio. Il copione è lo stesso di domenica scorsa, quando, schierandosi apertamente dalla parte dei "bamboccioni", aveva detto che avrebbe visto bene una legge che obbligasse i ragazzi fuori casa a diciott'anni. Era chiaramente una provocazione: «l'ho detto per scherzo ma è successa un'ira di Dio perchè abbiamo toccato un nervo scoperto, che è quello del familismo da un lato e del bamboccionismo culturale dall'altro», ha precisato poi. Ma sono arrivate reazioni a valanga.
Ieri è successo lo stesso. Con l'aggiunta però, davvero non trascurabile, di un comunicato di Palazzo Chigi: «Quella del ministro Brunetta è un'idea del tutto personale, una posizione mai concordata all'interno del governo». Insomma, evocati, i suoi colleghi prendono le distanze.
«Dare meno ai genitori e più ai figli», questo è il succo. Il tema è maledettamente serio, e le famiglie italiane purtroppo fanno i conti tutti i giorni con la precarietà dei loro giovani. Ma Brunetta parla di baby pensionati cinquantacinquenni, e non si capisce bene a chi si riferisca visto che da fine anni '90 non si può andare più in pensione prima dei 57 anni, e da luglio dell'anno scorso di anni ne occorrono almeno 59 (con 36 anni di contributi).
Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, dice che: «il governo fa correre il Paese dietro proposte che si accendono e si spengono in poche ore. E' intollerabile». L'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano dice che è «un'altra uscita pirotecnica del ministro, buona solo per ottenere qualche titolo sul giornale». E aggiunge che «per aiutare i giovani occorre stabilizzare il lavoro flessibile anziché trasformare la flessibilità in precarietà». Domenico Proietti della Uil si schiera contro l'idea di Brunetta di «togliere ai poveri per dare ai poveri, visto che le pensioni hanno perso potere d'acquisto», e Carla Cantone della Cgil la liquida come «un'altra boutade, anche un po' irresponsabile».
Cavalieri bianchi del ministro sono Giuliano Cazzola, vicepresidente della Commissione del Lavoro della Camera, che invita i critici a leggere i bilanci dell'Inps. E il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, che spara a zero contro «comunisti ideologici, immobilisti e conservatori». Ma Brunetta si difende benissimo da solo. A metà pomeriggio fa diffondere dal suo portavoce una nota nella quale spiega che su questa e altre ipotesi a favore dei giovani il dibattito è aperto e il ministro Brunetta ne parlerà nei prossimi giorni con i competenti membri del governo». Dopo due ore arriva una seconda precisazione che invita a «non fare tempeste in un bicchier d'acqua». «Si tratta di un'idea del ministro Brunetta che verrà approfondita nei tempi e nei modi possibili, anche in ragione della difficile situazione economica». Fine delle comunicazioni. Fino alla prossima domenica?