ROMA. Tutti vogliono la riforma fiscale, tranne Giulio Tremonti, che però è anche la persona che deve rispondere dei conti. Anche alla Cgil che sul fisco ha proclamato uno sciopero generale, il ministro dell'Economia continua a dire «no» e Silvio Berlusconi è dalla sua parte. Agli esponenti del governo non resta che promettere in attesa della ripresa. Così il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola che continua a ripetere che con la ripresa ci sarà la riduzione delle imposte. Ieri il ministro ha detto che «se la crescita nel 2010 sarà l'1% o più, credo, come ha detto il presidente del Consiglio, che dovrà iniziare un percorso graduale nel tempo che entro fine legislatura possa portare la tassazione in Italia al pari degli altri Paesi europei». Il viceministro all'Economia Giuseppe Vegas ha aggiunto che, verso la fine della lagislatura, ci potranno essere «sgravi fiscali sostanziali per le famiglie più debole e le imprese».
Come si sa, sia il Pd che la Cgil gli sgravi li vogliono ora. Anzi, la cosa viene ritenuta tanto urgente dal maggiore sindacato italiano da ritenere non esagerata la proclamazione di uno sciopero generale per un fisco più equo, sciopero che è ormai fissato per il 12 marzo.
La Cgil non sembra neanche curarsi della campagna elettorale per le regionali che è ormai alle porte. E c'è il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che avverte: «la riforma fiscale non è un contratto, è una riforma istituzionale importante perché il fisco è lo strumento per regolare il rapporto tra Stato e cittadini». Ed è per questo che lo scontro si sta facendo pesante e rischia di diventare per Silvio Berlusconi un problema molto grosso.